Le gioie dell’insegnamento CENTESIMA

Le scuole medie

di Marika Marianello

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Se le Superiori sono un contenitore di adolescenti che attraversano (in media) cinque anni di crisi esistenziale, suddivisa in diverse fasi più o meno acute secondo l’intensità del disagio vissuto; che non si lavano o che se hanno l’accortezza di farlo non usano né sapone né deodorante né maglietta pulita e cmq l’iperidrosi vince su tutto; che hanno la sindrome oppositiva nei confronti di qualsiasi cosa si muova; che spesso sono più alti di te, hanno la barba e il vocione e sembrano il fratello maggiore che non hai mai avuto e che se je rode er culo te ce mannano pure; che con la loro sfrontata giovinezza ti mettono di fronte alla triste realtà del tempo che inesorabilmente passa spietato lasciando tracce indelebili sul tuo corpo docente diversamente giovane; ecco, se le Superiori sono tutto questo (e molto altro), le scuole medie sono un crogiuolo di pubertà, quel periodo di cambiamenti fisici per cui transita un corpo bambino per approdare a poco a poco in un corpo adulto capace di riprodursi e di produrre dunque, in maniera autonoma e incontrollata, sacchi e sacchi di ormoni sessuali: parliamo di creature con l’apparecchio ai denti, la peluria a incorniciare il labbro superiore, il monociglio a coronare lo sguardo ingenuo e le tettine appuntite sotto la maglietta; creature che strillano come aquile, che si fanno le pippette sotto il banco e che ti guardano stralunati; che ti chiamano Maestra tra gli sputacchi e ti danno del tu perché non hanno ancora imparato ad usare le forme di cortesia e che ti chiedono se devono usare la penna rossa o la penna blu o la penna nera, il quaderno a righe o a quadretti, il bianchetto o la matita, la riga o la squadra e che ti raccontano concitati quello che hanno fatto ieri ai giardinetti quando a te, in tutta onestà, non te ne pò frega’ de meno.

Alzano la mano per chiederti quanti anni hai, qual è il tuo colore preferito e se:

Possono andare al bagno,

Sei spagnola,

Ti piacciono i videogiochi,

Hai visto La casa de papel,

Sei sposata,

Hai dei figli,

Hai dei cani,

Hai dei gatti… no perché io ne ho uno che si chiama Platone e ieri mi ha mangiato il quaderno e continuerà a nutrirsi dei miei compiti per i prossimi nove mesi, Professoressa.

Le scuole medie sono il confine labile della nostra democrazia, dove per fare l’appello hai bisogno di attivare molteplici competenze e intuizioni linguistiche, perché l’Italia della periferia romana è quella dei tanti e delle tante Abiaighioaei, Abdul, Ahmetovic, Apetrachioaei, Bedzet, Casamonica, Chen, Cizmic, Diop, Hamidovic, Hurstic, Liu, Llongo, Mahfuz, Marasigan, Mbaye, Munnipurage Kaveethma, Osagiede, Rrasa, Sandara, Salinas, Shabaky, Velázquez, Zakharia, Zhang, Zyrus, Wang. Dove tutti e tutte sono dannatamente piccoli e diversi, “non sono scolarizzati né completamente alfabetizzati, non portano tutto il materiale, non eseguono i compiti assegnati per casa, sono troppi iperattivi, la maggior parte ha il disturbo dell’attenzione o comunque difficoltà d’apprendimento e/o comunicative e/o socioeconomiche e/o relazionali e/o modalità d’approccio fastidiose per cui Iddio salvaci tu da cotanta povertà educativa.”

Così, quando ti chiedono dove ti hanno chiamato quest’anno rispondi in terra franca, dove resistono scampoli di democrazia e di diritto allo studio e dove, dopo l’appello, esordisci sempre dicendo Prendete la penna del colore che più vi aggrada e scrivete la fecha de hoy.

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