Le gioie dell’insegnamento settantunesima

L’orario scolastico

di Marika Marianello

lunes-beatle

Quella suddivisione delle lezioni, delle classi, delle ore, delle materie, degli studenti, dei docenti, in funzione del numero di aule agibili, della creazione di gruppi e progetti di alternanza, della disponibilità dei laboratori, del numero di cattedre vacanti, spezzoni e affini, della grandezza del plesso, dei desiderata del professore che viene da lontano o della professoressa che la mattina ha bisogno di più tempo, oppure che vorrebbe cominciare la settimana di martedì o terminarla di giovedì perché è pendolare, oppure che preferisce le prime ore piuttosto che le ultime o viceversa.

L’orario scolastico non è altro che il risultato di alleanze impossibili tra segreteria, docenti — di ruolo, precari e pendolari — e studenti che:

  • La prima ora: Ci ho sonno.
  • La seconda ora: Ci ho fame.
  • La terza ora: Devo fare cacca, pipì e un paio de scoregge.
  • Prima ricreazione: Fumare, telefonare, bere, mangiare, orinare, passeggiare, tessere relazioni positive, virtuali e reali.
  • Dopo la ricreazione: Non ce la faccio più a stare seduto/a.
  • La quinta ora: Sono stanco/a non ce la faccio più a seguire, ci ho le flatulenze.
  • Seconda ricreazione: Fumare, telefonare, bere, mangiare, orinare, passeggiare, tessere relazioni positive, virtuali e reali, solo più freneticamente.
  • La sesta ora: Voglio morire di morte lenta.
  • La settima ora: Paura e delirio en Las Periferias.

Ciononostante le giornate a scuola scorrono gioiose e serene tra le condizioni più ottimali per la trasmissione del sapere, tra un messaggino e un grattino, una nota disciplinare e un pianto a dirotto, uno sbalzo d’umore e una crisi isterica, una macchia di muffa e una serranda rotta: in quinto un secolo breve sfocia con irruenza nell’invalidità del contratto, che si scaglia in un’altra vita tutta in inglese, per passare poi all’inflazione; pausa con Manzoni, si riparte con matematica e, dulcis in fundo, ci rilassiamo col Franquismo. Un orario che sembra il capolavoro della creatività, dove alle 8h prendi il tè con la lepre marzolina e in un batter d’occhio ti ritrovi a giocare a croquet con la regina di cuori; poi alle 10h ti fumi il narghilè con il Brucaliffo e alle 11h torni dal Cappellaio matto e ai suoi rompicapo. A mezzogiorno ti cali un funghetto e l’ora dopo sei un gigante, poi sei di nuovo un insulso microbo e infine vai in hangover e non ci capisci più un cazzo. Esistono adolescenti virtuosi in grado di cambiare pelle a seconda delle sollecitazioni esterne, fluttuando tra passato, presente e futuro, e passando dall’atleta al matematico, dall’economo allo storico con una facilità e una dimestichezza di linguaggio encomiabile: è questa flessibilità identitaria e linguistica a contraddistinguere, tra l’altro, coloro che vanno bene a scuola.

Poi ci sono coloro che: Due ore de spagnolo poi a Prof, ma chi le regge?

Sacrosanto. La prendi un po’ sul personale, sì, non puoi negarlo, ma, del resto, è giustissimo. Non t’areggi manco tu dopo due ore passate a: Girati, leva il telefono, apri il quaderno, prendi il libro, togli i crostini, scendi dal lampadario, butta la cartaccia nel cestino dei rifiuti e non a terra, no, neanche dalla finestra, e non dare dell’ebreo al tuo compagno, no, non fa niente se scherzi. Fossero state due ore di chimica, algebra, matematica, storia, igiene, scienze della terra, epica, diritto, francese, ginnastica, trattamento testi, informatica o via cantando, ribatti gentilmente, sarebbe stata sempre e comunque la stessa frase: Ma due ore chi le regge? E tre? E quattro? E cinque? E sei? E sette?!?

Non cedi certo alla tentazione di implorare empatia per la tua sveglia alle 6, due ore di seguito di: Prof posso andare in bagno? Prof posso andare in bagno? Prof posso andare in bagno? Prof posso andare in bagno? Prof posso andare in bagno? Prof posso andare in bagno? Prof posso andare in bagno?, 3 ore di buco passate a correggere come una macchina per ottimizzare il tempo e una bella sesta ora per soffocare definitivamente le fiamme del tuo fuoco sacro. Oppure un trasferimento di qua, un altro di là, fai una giravolta e falla un’altra volta, una danza, tra le tue aule, tutti i giorni, a veder sfilare la giovinezza e l’ignoranza, a gruppi di trenta, a orari fissi, settimana dopo settimana. Il tuo lavoro non consiste nel chiedere empatia, ma nel darla, indistintamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Consiste non tanto nella misurazione del tempo, bensì nell’astrazione di quella temporalità per farne una bolla dove creare le condizioni per l’immersione in un contenuto, in una lingua, in un linguaggio, tutti insieme, come un’orchestra sinfonica dove ognuno suona il proprio strumento della capacità, dal primo violino che esegue alla perfezione il volo del calabrone al triangolo che sa fare solo tin tin, ma al momento giusto, lasciando da parte la presunzione di sognare la Filarmonica di Berlino, sentendosi sprecati per la direzione della banda del paese.

bruca

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Le gioie dell’insegnamento settantesima

I non detti

di Marika Marianello

Freddy

Forse non tutti conoscono il vero motivo per cui hai cominciato a scrivere le gioie… Una gioia dell’insegnamento, quel gaudio incomparabile provato tra le mura scolastiche — in presidenza, in segreteria o in aula,  faccia a faccia con Preside o alunni o colleghi, oppure nella solitudine dello studio individuale o della correzione/preparazione compiti, attività e concorso — non è tale, innanzitutto, se non è condivisa. Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento settantesima”

Le gioie dell’insegnamento sessantanovesima

La scuola cinica

di Marika Marianello

 

 

Buongiorno Professoressa, sono la rappresentante dei genitori.

Ma perché alle Superiori ancora i rappresentanti dei genitori ci sono?!?

No infatti io sono l’unica, mi rappresento da sola.

Lei è la mamma di…?

Mario, sono la mamma di Mario.

Ah Mario: quello che si fa le pippette in classe? Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantanovesima”

Le gioie dell’insegnamento sessantottesima

Il bastione grammaticale

di Marika Marianello

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A Prof, ma che palle, io non sono capace!

Non lo hai neanche guardato! Che vuol dire che non sei capace?

Che non lo so fare!

Che vuol dire che non lo sai fare?

Che non sono capace!

A fare cosa?

Come cosa? Questo!

Questo, cosa?

Questo! Questo! Questo compito di merda! Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantottesima”

Le gioie dell’insegnamento sessantasettesima

Analfabeti funzionali brava gente

di Marika Marianello

homer

Un problema importante è rappresentato dagli adolescenti di quinta. Non si tratta, banalmente, di un problema di gestione dell’ordine o ’ste cazzate qua, quanto piuttosto di relazione. Sono grandi e grossi, sono adulti e adulte sviluppate dai corpi ben formati: hanno barbe, braccia e petti villosi, voci grosse, spalle larghe, stempiature incipienti, ritenzioni, occhiaie, gambe affusolate, zampette di gallina e pelli già precocemente invecchiate dall’abuso di nicotina e alcol. E ti mettono davanti a una cruda realtà: l’analfabetismo funzionale giovanile. Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantasettesima”

Le gioie dell’insegnamento sessantaseiesima

Le armi dell’insegnante

di Marika Marianello

armiFinalmente: era ora che a qualcuno venisse la geniale idea di armare gli insegnanti! Peccato davvero che un’idea così brillante sia venuta a Trump e non vanti il Made in Italy. Previo addestramento, poi, mica alla cazzo di cane. E per giunta ti danno pure il bonus, e me’ cojoni: roba che tu pagheresti oro per andare a scuola con un bell’arsenale nascosto nello zaino dei libri. Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantaseiesima”

Le gioie dell’insegnamento sessantacinquesima

L’ordinanza

di Marika Marianello

RomaNeve

La vera gioia di scoprire che per una volta non si trattava dell’ennesima allerta meteo mezza bufala degli anni passati: quest’anno la scuola non ha chiuso invano, e l’ha fatta in barba alle proteste che già si levavano vigorose da quei genitori che, a torto o a ragione, non sanno mai che cazzo farci con la prole in caso di scioperi, allerta meteo, elezioni e disinfestazioni; Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantacinquesima”

Le gioie dell’insegnamento sessantaquattresima

Il fattone

di Marika Marianello

fattone

Dennis è il secondo di tre figli, ha 16 anni e due genitori giovani e affabili che appena hanno potuto sono venuti a parlare con te, tenendosi per mano e mostrando un’amichevole cordialità nei tuoi confronti, un raro affiatamento matrimoniale e una sincera preoccupazione per il figlio adolescente, «scansafatiche» e «problematico». Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantaquattresima”

Le gioie dell’insegnamento sessantatreesima

La prima ora

di Marika Marianello

MOKA

Quando ti svegli col buio, fuoriesci dal piumone e rotoli giù dal letto prim’ancora che suoni la maledetta sveglia dalla musichetta orticante, fai pit stop al bagno e ti dirigi lemme lemme in cucina puntando già dal corridoio la tua cara vecchia moka da uno. Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantatreesima”

Le gioie dell’insegnamento sessantaduesima

La settima ora

di Marika Marianello

scimmie

Quando, ingenua, pensavi che il fondo del barile lo avessi toccato con la sesta ora nell’amena periferia romana e non sapevi che invece c’era ancora parecchio da raschiare, almeno fino alla settima, di ora. Continua a leggere “Le gioie dell’insegnamento sessantaduesima”