Assistente specialistico. Chi è costui?

Avvertenze per conoscere una professione invisibile

di Claudia, Assistente Specialistico
Coordinamento degli Assistenti Specialistici e alla Comunicazione

assistenti

Il Blog delle Cattive Maestre è lieto di ospitare il contributo del Coordinamento degli Assistenti Specialistici e alla Comunicazione nella voce di Claudia, che ci racconta questa figura professionale fondamentale nella scuola quanto invisibile al MIUR e ai sindacati stessi: una figura sottopagata e precaria, nonostante le pesanti responsabilità che si assume per garantire l’inclusione di uno studente disabile cui è assegnato in un rapporto di uno a uno.

Dove lo puoi incontrare?
Nelle scuole pubbliche superiori. Ma non cercarlo nei licei. Recati negli Istituti Tecnici e Professionali, negli alberghieri e negli agrari, dove le scuole cadono a pezzi, dove non ci sono soldi neanche per la carta igienica, dove le parole volano alte e i muri si scrostano. Individua studenti con disabilità e lì nei paraggi scoverai facilmente degli assistenti.

Li troverai in classe o nelle aule di laboratorio, a favorire le dinamiche dell’apprendimento, a lavorare per l’inclusione scolastica, a progettare metodologie d’inserimento, a intervenire in favore di processi di autonomia, a facilitare le pratiche comportamentali.

Come riconoscerlo?
Nessuno sa esattamente chi sia. Costretto a logiche continue di adattamento, l’assistente è ormai in grado di modulare pratiche, parole, gesti e comportamenti. Pronto com’è all’intervento sempre e comunque, attento alle esigenze dello studente disabile, l’assistente assume le più svariate forme a seconda delle necessità.

In base all’emergenza da affrontare, al caso da seguire o in base alle richieste del personale docente o dell’insegnante di sostegno, egli può assumere le sembianze di un supplente, di un docente, di un tecnico specializzato, di uno psicologo, di un educatore, di un operatore sociale, di un collaboratore scolastico e così via.
Ma da dove nasce questa vaghezza nella definizione di mansioni e competenze?
(vedi più sotto Come si inquadra professionalmente?).

Esattamente che cosa fa?
Praticamente fa tutto ciò che serve all’interno di una scuola affinché lo studente con disabilità realizzi pienamente il suo diritto allo studio e alla socialità: si occupa di relazione, comportamento, autonomia, didattica.
Lavora a fianco degli studenti, ma, a differenza dell’insegnante di sostegno, è in un rapporto uno a uno con lo studente disabile, in classe e fuori e non partecipa ai consigli di classe, né mette voti sul registro.

Non progetta l’intervento didattico, ma collabora a stretto contatto con l’insegnante di sostegno. Come direbbe un buon mansionario: l’assistente è funzionale nella didattica e nei processi di apprendimento, stimola gli aspetti cognitivi, facilita quelli relazionali, valorizza le competenze dell’alunno, favorisce l’iter formativo, lavora per l’inclusione nel gruppo classe e nella scuola, facilita i processi di autonomia.

Ma attenzione: nonostante le voci di corridoio, non è assolutamente di sua competenza l’assistenza di base, compito del personale ATA — i cosiddetti collaboratori scolastici — qualificato in merito e stipendiato appositamente per compiere tali mansioni. Ma su questo cala di solito un silenzio omertoso.

L’assistente specialistico, quindi, seppure lavori all’interno della scuola, è però di fatto personale esterno (vedi più sotto Ma come arriva in quella determinata scuola e What about esternalizzazione?”). Anche se scrive, promuove e porta avanti progetti, non potrà mai firmarli. Anche se lavora a stretto contatto con lo studente disabile molte ore a settimana, potrà partecipare solo ai GLH (ovvero i consigli di classe specifici dedicati agli studenti con disabilità).

A seconda però del bisogno, di volta in volta viene iper responsabilizzato o demansionato.
Ci sono fughe, ritardi, scatti d’ira, incontinenze, genitori non avvisati, complicazioni di varia natura? La prima domanda è: dove sta l’assistente? Non importa se non è durante il suo orario. O magari non è di sua competenza. L’assistente deve presto imparare a essere uno e trino.
Ci sono invece da riconoscere i miglioramenti nei processi di apprendimento e socio-relazionali, chiedere la partecipazione all’effettivo progetto di vita dello studente? L’assistente non esiste più. Che torni a mettere pezze ai buchi degli insegnanti di sostegno.

Ma come arriva in quella determinata scuola?
Con una serie di passaggi, di bandi, di richieste, di assegnazioni e intermediazioni.
La scuola chiede il finanziamento per l’assistenza all’ente locale di riferimento, il quale stanzia una cifra in base al numero di alunni con disabilità per i quali si richiede l’intervento. A questo punto, ricevuto il finanziamento (se tutto va bene), la scuola può fare due cose:

  1. assumere direttamente il personale di cui necessita per l’assistenza;
  2. emettere un bando al quale partecipano cooperative, associazioni, enti…

Raramente la scuola sceglie la prima opzione.
Troppo sbattimento: buste paghe, commercialista, rapporti con l’ente locale…
Quasi sempre è la seconda quella più gettonata.
Ed ecco che con la cooperativa vincitrice del bando appaiono anche i nostri assistenti. Con le più precarie e svariate forme contrattuali, questi vengono spediti dalle cooperative di qua e di là, a seconda delle richieste delle scuole.

L’ente locale stanzia un tot all’ora. Nel caso di Roma e del Lazio, 19,20€ lordi. All’assistente, tolte tasse e contributi, e tolta la cospicua fetta che la cooperativa di turno si accaparra levandola al lavoro effettivamente svolto dall’assistente, gliene vanno in tasca dai 5 agli 8€. E c’è chi sta peggio. Si mormora che in Calabria l’ente preposto stanzi così poco da farne arrivare agli assistenti non più di 3,50€.

 

What about esternalizzazione?
Come tanti altri lavoratori e lavoratrici, fanno purtroppo parte dell’ingranaggio di un potere che sta operando un progressivo smantellamento del servizio pubblico, un potere che preferisce affidare la gestione del lavoro e dei soldi pubblici a enti privati, favorendo, con logiche di appalto spesso discutibili, enti e società che guadagnano sulle spalle dei lavoratori.
La gara verso il più basso costo del lavoro, che consente facilmente di accaparrarsi l’appalto di turno, genera conseguenze disastrose sotto il profilo occupazionale e professionale, rendendo ancora più incerto il futuro dei lavoratori e delle lavoratrici precarie e impoverendo il servizio pubblico. Basta dare un’occhiata alle condizioni e alla situazione delle educatrici nei nidi e dei lavoratori e delle lavoratrici del canile. Solo per rimanere nel panorama contemporaneo romano.

Dalla Regione — l’ente che il prossimo anno seguirà il servizio di assistenza nel Lazio — non arrivano buone notizie.
Nonostante le promesse di superamento delle logiche di esternalizzazione, la proposta che ha appena partorito parla di affidamento del servizio esclusivamente alle cooperative convenzionate con la regione, che la scuola sceglierà da un elenco-catalogo direttamente dal sito. Questa procedura eliminerà definitivamente la logica del bando pubblico, che consentiva di valutare anche l’elemento continuità, ed escluderà del tutto la possibilità dell’assunzione diretta da parte delle scuole, che consentiva ai lavoratori di ricevere una paga quasi decente e dignità professionale.

Senza nemmeno parlare dei compromessi, dei favoreggiamenti, delle collusioni che ciò comporterà. Insomma ancora una volta un bel passo indietro.
Ma procediamo e rincariamo la dose.

Quali diritti ha l’assistente specialistico?
Ben pochi in verità. Assillato da una precarietà costante che lo insegue per tutto il suo iter lavorativo, l’assistente specialistico non sa se il prossimo settembre, all’apertura delle scuole, lavorerà ancora e dove. Il contratto (quasi sempre a progetto, ma anche a partita iva, prestazione occasionale e così via) dura dai due ai sei mesi al massimo. L’ente locale infatti finanzia a singhiozzi e di conseguenza la scuola contrattualizza a singhiozzi. Così diventa una costante non ricevere lo stipendio per mesi e litigare al telefono per sciogliere il nodo del mancato pagamento. Inoltre il nostro assistente lavora a ore (nonostante sia spesso inquadrato in un contratto a progetto) e soltanto per quelle ore effettive di lavoro egli è pagato.
Chiusura estiva della scuola? Niente paga.
Disinfestazione? Niente paga.
La scuola è seggio elettorale? Niente paga.
Sciopero? All’assistente non è riconosciuto.
L’assistente si ammala? Affari suoi.
Disoccupazione? Non gli tocca.

Come si inquadra professionalmente?
La sua professione non è riconosciuta.
L’assistente specialistico è definito da una serie di linee guida che l’ente locale finanziatore stila. Egli è quindi solo una sezione del progetto di assistenza.
È poco più di una postilla, di una nota, di un’appendice.
Fuori dal progetto egli NON è.
Non è una figura professionale e giuridica.
Non appartiene a una categoria.
Se cade il progetto, cade l’assistente.
E tutti giù per terra.

Che formazione occorre seguire per diventare assistente?
Questa stramba figura, seppur con diversi nomi e le più svariate forme contrattuali, rappresenta l’elemento fondamentale per garantire l’inclusione scolastica, ed è a oggi un ruolo lavorativo imprescindibile all’interno della scuola.
Ma nonostante ciò, a oggi non è stato stabilito un unico processo formativo per tutti i futuri assistenti. A dire il vero non ce n’è nemmeno uno.

La maggior parte degli assistenti è costituita da psicologi, educatori, specializzati in pedagogia, operatori sociali e così via. Lavoratori in continua (auto)formazione, ma senza mai sapere quale sia quella veramente utile e riconosciuta. Così ogni regione si comporta diversamente. Essendo il servizio affidato agli enti locali, ognuno di questi decide a piacimento le modalità, i pagamenti e addirittura la definizione della figura lavorativa: spesso è assistente, ma da qualche parte è operatore socio educativo, in altre mediatore, in altre ancora lettore (!).
L’eterogeneità impera.
Facile immaginare come di conseguenza unirsi e compattarsi in una lotta comune diventi difficilissimo e di ardua portata. Ma non impossibile.
Vedi subito il punto successivo!

Che possiamo fare tutti e tutte?
Bisogna sanare una condizione divenuta inaccettabile. Occorre porre fine alla precarietà e garantire un servizio che sia qualitativamente eccellente e dare quindi dignità sia ai lavoratori sia agli studenti. Da una parte dare riconoscimento ai lavoratori che da anni operano nelle scuole pubbliche nelle più ardue condizioni, dall’altra garantire la continuità didattica ed educativa agli studenti con disabilità, mai di fatto attuata.

Nonostante le difficoltà, un gruppo di assistenti si sta riunendo da circa due anni a Roma. Siamo il Coordinamento degli Assistenti Specialistici e alla Comunicazione, un gruppo di lavoratori e lavoratrici autonomo e autogestito, che si riunisce in assemblea una volta a settimana.

Lottiamo per uscire dall’invisibilità nella quale siamo relegati, per non essere più ritenuti corpi estranei all’interno dell’istituzione scolastica, ma invece considerati effettivi lavoratori e lavoratrici della scuola, quali sostanzialmente siamo. Chiediamo quindi la necessaria internalizzazione al MIUR — in modo da porre fine alla speculazione di tante cooperative, alla frammentazione e alla diversificazione del servizio di assistenza — e il riconoscimento della figura professionale e giuridica dell’Assistente Specialistico. È essenziale interrompere la catena di sfruttamento e precarietà e lottare insieme perché la scuola cambi, e diventi realmente una buona scuola.
Partecipa ai nostri incontri! Organizziamo insieme le lotte future! Uniti si può!

Ci puoi contattare sulla pagina facebook: Coordinamento Assistenti Specialistici e alla Comunicazione.
Oppure sul blog: http://assistentispecialistici.weebly.com/

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