Le gioie dell’insegnamento centoduesima

Il saggio di Natale

di Marika Marianello

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Uno degli aspetti più terribili del mestiere dell’insegnante alle scuole medie, oltre allo stipendio da sete e da fame e tutta una serie di controindicazioni più dettagliatamente illustrate qui e qui, e altre su cui stenderemo invece un velo pietoso — malgrado a furia di parlare di scuola si siano esauriti persino veli e pietà —, sono i saggi di Natale.

Al di là dell’ansia performatica e restituiva cui d’obbligo sono sottoposti ragazzini e ragazzine per compiacere genitori, insegnanti e preside, su cui si può o meno essere d’accordo, e del dettaglio che riguarda la provenienza culturale e l’appartenenza religiosa di ciascuno e ciascuna studente che vengono spianate sotto il muschio del santo presepe e del crocefisso, la vera gioia sgorga dai testi musicali, ovvero la hit degli intramontabili classici natalizi che dal 1923 ad oggi rallegra recite e cori scolastici: una selezione innovativa, raffinata ed elegante, frutto di un attento lavoro di ricerca e di cura nei particolari.

E così, tra un Astro del ciel, A Natale puoi, Babbo Natale, Tu scendi dalle stelle, Bianco Natal fino al re dei pop sin dal 1857 Jingle Bells, passi l’ora a compatire i tuoi alunni e le tue alunne ripensando a quando anche tu eri stata costretta a salire su quel palco per cantare jingle bells jingle bells jingle oldewei oldefair we use to right in agasganawei hey con l’immancabile cappellino natalizio in testa.

Il che, di per sé, non sarebbe manco troppo triste se non fosse per i campanellini e per le immagini di Gesù bambino in braccio alla Madonnina vergine sullo sfondo che in modalità random si susseguono sulla LIM e si alternano a quelle di angeli custodi, stelle comete, chiese innevate, tavole imbandite, alberi decorati e, come di consueto, il bue, l’asinello, i re magi e tutto l’Amba Aradam.

Ora, intendiamoci, a parte l’irrefrenabile voglia di lanciare un bestemmione epocale e di salvarli un@ ad un@ da quel supplizio, non sei una di quelle che Oddio il Natale no, per carità, lo odio sin da bambina, ma che ci troveranno mai nelle feste: niente affatto! Benedici anzi il giorno in cui le scuole chiuderanno i battenti separandoti da creaturi, genitori, colleghi e colleghe per ben 17 giorni che passerai a: correggere verifiche, preparare attività, scrivere programmazione, compilare PEI, aggiornare il RE, studiare per il concorso, magna’ come un’imbufalita e disperarti per il count down del rientro.

Manca solo una settimana, daje, Magika, je la pòi fa’ a nun bestemmia a voce alta fino a venerdì.

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