Le gioie dell’insegnamento novantottesima

R-esistenza

di Marika Marianello

Resistenza

È maggio, piove, fa freddo, la Lega è al 34%.

Per le aule delle scuole si aggirano tronfi e indisturbati colleghi e colleghe finto-democratici-criptofascisti Non sono razzista ma che virgolettano la parola “fascismo” per prendere le distanza dall’uso di un termine che risponde a un concetto ormai vacuo, dài, zecca comunista, perché non è mica «un’entità ontologica ad origine di tutti i mali possibili»: del resto lo sappiamo bene che in fondo il DVCE ha fatto anche cose buone.

Son tempi bui, tanto oscuri che non si vede a un palmo dal naso: piovono odio, risentimento, rancore, povertà educativa, argomentativa, affettiva ed emotiva. Risplendono fioche, tuttavia, qui e là, alcune lucciole sotto assedio che resistono in un bosco fitto fitto di merda: sono le luci che si irradiano dalle persone incazzate che lottano per la sopravvivenza.

Non è che non ce ne siano molte, di lucciole, no no, ce n’è un numero considerevole, ancora, e sono bellissime, forti, luminose, resistenti. La loro luce è però puntualmente minacciata da agguati di sciami neri: mosconi pelosi e rumorosi che volano impazziti nell’indifferenza più totale sbattendo dove capita, lasciando dietro di sé un fetore insopportabile ed emettendo un continuo ronzio fastidioso come quello dei droni radiocomandati. Pronunciano frasi irripetibili, parcheggiano nei posti riservati ai disabili, non rispettano la fila dal dottore, alle poste o al supermercato, non si fermano alle strisce pedonali, buttano i mozziconi di sigaretta a terra, sono prepotenti e arroganti con i deboli e remissivi e servili con i forti. Un’onda di bestiacce letamose che se prima almeno aveva il decoro di vergognarsi, ora no, è orgogliosa perché ben rappresentata ai piani alti. Ciononostante, le lucciole non mollano e malgrado la grande frustrazione di convivere con la feccia nera continuano imperterrite a parlare di diritti umani e di Costituzione in classe, di antifascismo, di inclusione e d’integrazione; non minimizzano la questione di genere esaurendola in poche parole povere; non equiparano i disabili ai Pokemon o ai Tamagotchi degli anni ’90 né li trattano alla stregua di qualche relitto naufragato in società che la gente normodotata deve mal tollerare; non parla di sostituzione genetica perché se non c’è lavoro in Italia bisogna andare all’estero e fra un po’ i geni italioti si estingueranno; non dicono Non ho nulla contro questi che fuggono dalle guerre ecc. ecc., ma l’Italia è un Paese piccolo, non c’entriamo, sporcano, rubano, procreano. Lucciole che non si arrendono alla banalità del male celata dietro all’avversativa.

Ci sono, le vedi, le riconosci. Contribuiscono a costruire un Noi forte e ti aiutano a sopportare l’enorme senso d’impotenza di fronte a tanta omertà.

È maggio, è lunedì, piove, fa freddo, la Lega è al 34%: entri a scuola piangendo per la frustrazione, l’invisibilità e la solitudine cui ti senti confinata. Piangi, perché la puzza de merda a scuola è veramente insopportabile.

Dice Spinoza che la tristezza è una diminuzione di se stessi. Ma tu non sei triste, te rode popo er culo.

indignata

E se credente ora
Che tutto sia come prima
Perché avete votato ancora
La sicurezza, la disciplina
Convinti di allontanare
La paura di cambiare
Verremo ancora alle vostre porte
E grideremo ancora più forte
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti

Voi non avete fermato il vento gli fate solo perdere tempo

Nessun@ è intero. Siamo tutti divisi, siamo tutte divise.

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