Le gioie dell’insegnamento ottantatreesima

Ancelle ribelli

di Marika Marianello

ancelle

«Ma lo sai dove ti ho visto?»

Questa è la domanda che ogni volta che ti rivolgono a scuola, siano studenti o colleghi o collaboratori, ti tremano le gambe, cominci a sudare freddo, ti scorre la vita davanti, nella fattispecie la vita degli ultimi giorni: passi in rassegna tutte le pose o gli atteggiamenti o le versioni compromettenti della tua esistenza che, ignara, nel mondo reale o in quello virtuale, hai candidamente assunto.

Perché si sa: un’insegnante deve sempre mantenere un certo contegno, non deve mai risultare sguaiata né fuori posto né oltre quelle righe che il ruolo (se pur precario) le impone. Un’insegnante, con gli attributi femminili, per giunta, insomma, diciamolo, non si può permettere una vita privata: deve assolvere diligentemente tutte le funzioni che la carica prevede, senza mai un capello fuori posto, il giusto outfit e il sorriso di circostanza spalmato in faccia.

È per questo che hai smesso di fumare il bong, non schiacci più le vecchiette sulle strisce pedonali, ti allacci sempre la cintura di sicurezza, non usi mai il telefonino alla guida e prima di mandare a fanculo qualcuno nel traffico con la mano alzata e il dito medio bene in vista conti fino a tre e ti assicuri meticolosamente che non sia un genitore né un collega né il Dirigente della tua scuola passata, presente o futura. Mai una parola di troppo, mai un’opinione politica, mai una critica scomoda, mai un colore sgargiante, mai un moto di felicità.

Una domanda come questa, dunque, ti imbarazza necessariamente. Quasi peggio di: «Ma lo sai chi ti saluta?»

Avanzi elaborate illazioni durante quei lunghi, interminabili secondi di tensione che ti separano dal responso; un’esperienza di premorte, finché la bomba non arriva, come l’asteroide sulla mamma Motta:

«In un video su Repubblica…»

«…»

«Al flash mob di sabato…»

«…»

«Alla manifestazione…»

«Ah… Nuda col tanga?»

«No, vestita da ancella! Ma che ficata! Poi mi racconti tutto, eh!»

Vivano le donne, tutte. Viva la condivisione, vivano la piazza e le strade e le donne che le attraversano.

NonUnaDiMeNO_

Ci vogliono ancelle,

portiamo la tunica rossa e la cuffia bianca simbolo del potere politico, clericale ed economico che tenta di allungare le mani sulle nostre vite, i nostri corpi e le nostre scelte.

Siamo donne, lavoratrici, precarie, migranti, madri, singole, lesbiche, trans a cui il governo vuole togliere spazio e autonomia.

Il disegno di legge del senatore Pillon è una vendetta nei nostri confronti e noi lo bloccheremo.

Vogliamo separarci se non amiamo più, se viviamo condizioni di violenza domestica, psicologica e sessuale.

Vogliamo farlo tutelando la serenità dei nostri figli e le loro esigenze.

Vogliamo condividere la cura dei nostri figli se e solo se ce ne sono le condizioni, senza che ci sia l’obbligo della mediazione familiare che tratta i minori come un patrimonio da spartirsi.

Vogliamo poter denunciare abusi e violenze senza rischiare che per questo ci venga tolto l’affido.

Vogliamo liberarci dalla violenza della povertà, della precarietà, della dipendenza economica. Vogliamo un reddito di autodeterminazione incondizionato e individuale per poter essere libere di decidere.

Vogliamo scegliere sempre e senza ostacoli se avere o non avere figli: la maternità è desiderio non un destino.

Vogliamo gli obiettori fuori dagli ospedali e dai consultori.

Vogliamo poter decidere senza obblighi né condizionamenti se e come interrompere una gravidanza non desiderata o rischiosa per la nostra vita.

Vogliamo la pillola abortiva ru486 senza ospedalizzazione fino a 63 giorni anche nei consultori.

Vogliamo consultori laici e aperti alle assemblee delle donne per incontrarci e decidere della nostra salute, della nostra sessualità, della nostra maternità.

Ci vogliono ancelle, ci avranno ribelli!

 

24 Novembre: corteo Nazionale contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste di questo governo.
#agitazionepermanente
#NonUnaDiMeno

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