Le gioie dell’insegnamento ottantunesima

Quando l’arbitro fischia la fine

di Marika Marianello

maturando

Sostenere quello che oggi si chiama Esame di Stato conclusivo del corso di studio di istruzione secondaria superiore, più comunemente noto come il caro, vecchio e fatidico esame di Maturità — o d’im-Maturità? — è l’incubo più ricorrente di insegnanti e studenti. Rappresenta, si sa, un rito iniziatico a tutti gli effetti, un rito di passaggio che si lascia dietro gli anni della grande bellezza segnando implacabile l’ingresso nell’età adulta; che distingue un prima e un dopo nella vita di ogni diplomato e circoscrive una zona di frontiera duramente marcata dall’immane sforzo di diventare grandi, attraversata la quale di solito c’è l’università, il lavoro o il baratro dell’horror vacui.

Sono passati quindici anni dal tuo esame in centesimi, eppure persistono, da almeno due decenni a questa parte, alcune costanti:

le cicale che cantano;

il caldo rovente delle aule che, tradizionalmente, passano da celle frigorifere in inverno a bagni turchi in estate, senza soluzione di continuità alcuna;

il ventilatore sgangherato reduce di Caporetto che scandisce il tempo come un metronomo;

luglio col bene che ti voglio;

ascelle pezzate e camice strizzate a fine colloquio;

chiazze rosse sulla pelle;

voci rotte e nodi in gola;

occhi lucidi e silenzi imbarazzanti;

gruppo spalla di supporto al candidato composto da: amici, genitori, compagni, fidanzati, zii, nonni, fratelli, sorelle, cugini e bidelle, con tanto di striscione, applauso e standing ovation finale;

ripetenti aficionados con folta barba, rughe d’espressione e stempiature incipienti al loro secondo o terzo tentativo;

interni contro esterni;

il Presidente che fischia il calcio d’inizio e di fine partita;

punti, puntarelli e puntarelle;

il pubblico di Ok il prezzo è giusto! che tifa gridando Cento, cento, cento…

sogni infranti, desideri frustasti, aspettative superate;

piccole e grandi soddisfazioni;

tesine spiattellate per interminabili mezzore, scopiazzate, in molti casi, interiorizzate e rielaborate, in altri, commoventi, persino.

Tesine che, l’anno venturo, lasceranno il posto ad una relazione sul percorso di alternanza scuola lavoro svolto durante il triennio: allora sì che rimpiangerai le pappardelle ripetute meccanicamente che ti fanno sanguinare le orecchie dopo i primi 5 minuti di presentazione. Le rimpiangerai, ah se le rimpiangerai, perché questo, in una relazione ASL, non te lo citano mica:

¿Qué es la vida? Un frenesí.

¿Qué es la vida? Una ilusión,

una sombra, una ficción;

y el mayor bien es pequeño;

que toda la vida es sueño,

y los sueños, sueños son.

live-your-dream

https://comune-info.net/2018/06/tesina-addio/

https://cattivemaestreblog.wordpress.com/2016/11/14/le-gioie-dellinsegnamento-ventiduesima/

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