Le gioie dell’insegnamento settantacinquesima

L’ora di religione

di Marika Marianello

gufi

La biblioteca di scuola è ricavata da un bugigattolo buio e disordinato, polveroso e diroccato; tuttavia, in quella sua fatiscenza, conserva ancora un’ineguagliabile sobrietà e un’eleganza congenita.

Ti sei sempre trovata bene tra le mura di questa sorta di templi sacri adibiti allo studio e, più in generale, all’esercizio del pensiero, dell’analisi e dell’approfondimento di questioni esistenziali, tra acari, libri dimenticati, pareti silenziose e sussurri  — più o meno — discreti. E di biblioteche ne hai vissute parecchie, eh, tra comunali e nazionali, centrali e periferiche, sontuose e spoglie, spaziose e anguste. Perché succedono cose belle, dentro le biblioteche: avvengono incontri, scoperte, illuminazioni, deduzioni, sguardi e amori.

Durante l’ora di religione alcuni ragazzi escono e vanno al bar di fronte. Non vi sono molte alternative al di là dei caffè, le sigarette, le canne o le patatine; tuttavia c’è un ragazzino, con la pelle color di cannella, come direbbe Amado, che emana vaghi profumi di saponetta di Marsiglia, il quale passa la sua ora d’esonero in biblioteca accanto a te, appoggiato all’unico tavolino a disposizione, tra monitor, stampanti e tastiere polverose e abbandonate. La passa a studiare, insieme a te.

Sono molti gli insegnanti che vivono d’amore, ovvero d’amori passeggeri, unici nella loro ripetuta intensità e fuggevolezza: non hanno tempo per dilungarsi nella nostalgia e nel rimpianto degli amori passati, perché ne hanno sempre di nuovi da curare, alimentare e nutrire. Nella frustrazione, nell’avvilimento, nell’insoddisfazione e nondimeno nell’urgenza che contraddistinguono svariati momenti del lavoro e delle relazioni a scuola, e nella tristezza che marca ogni separazione, di anno in anno, contenuti gesti d’amore si scavano piccole nicchie protette in fondo all’animo, e lì giacciono, in attesa che si aggiungano, timidi, altri gesti quotidiani di tenerezza, di mutuo aiuto, di ascolto e di conforto. Nella solitudine, nell’alienazione e nella protezione della biblioteca, unico luogo di rifugio per giovani intelletti in fuga dalla mediocrità, crescono curiosità, nascono desideri e consapevolezze esistenziali e vocazionali; si colmano distanze nel tentativo di chiudere abissi e voragini per tracciarvi invece ambiziosi sentieri di vita.

Durante quell’ora succedono così tante cose: a volte si susseguono altri insegnanti che, frettolosi, devono correggere o telefonare ai genitori degli alunni a rischio bocciatura; altre vedi arrivare un’insegnante con un’alunna o un alunno, per parlargli, per interrogarlo, per spiegargli o chiarirgli una lezione o anche solo per ascoltarlo, per placarlo, per farlo ragionare. Durante quell’ora a settimana, in biblioteca, vedi gente che perpetua quell’amore gratuito che di fatto e per fortuna resta ancora l’essenza della formazione scolastica, il terreno cruciale, e scosceso, del lavoro quotidiano di insegnanti e studenti: il dialogo educativo.

Corazones

Le biblioteche sono luoghi di socializzazione fondamentali, soprattutto in un momento come questo in cui il cambiamento culturale in atto vede le persone tessere relazioni quasi esclusivamente attraverso i mezzi informatici, dove non si ha mai davanti il corpo dell’altro: bisogna trovare, o forse creare, nuovi luoghi di socializzazione, soprattutto all’interno delle scuole: edifici enormi, pieni di aule e di spazi vuoti e inutilizzati, disordinati, affogati, traboccanti di cianfrusaglie inutili che non aspettano altro che essere aperti, arieggiati, reinterpretati e vissuti.

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