Le gioie dell’insegnamento settantaquattresima

Un giorno tutto questo

di Marika Marianello

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Ah Prof, ma l’ultimo libro che ho letto risale a un botto di tempo fa, forse alla quinta elementare o alla prima media o giù di lì… boh qualcosa che parlava di pirati e tesori, ma mi ricordo che non lo avevo manco finito ché non je la facevo più: tanto ormai avevo imparato a legge’…

Guarda: non vorrei darti una cattiva notizia, ma il fatto in sé di saper decifrare dei segni e dei simboli che messi insieme formano parole e frasi più o meno complesse non significa necessariamente capire il messaggio globale (o addirittura: sottinteso) del testo che tutte insieme contribuiscono a formare… L’isola del tesoro di Robert  Stevenson — che probabilmente è il libro che hai letto tu in quinta elementare o in prima media o giù di lì  perché hai avuto una brava insegnante o dei bravi genitori che te lo hanno consigliato o assegnato — è un romanzo di formazione che andrebbe letto non solo durante l’infanzia o la preadolescenza, bensì andrebbe riletto in età adulta, come la maggior parte della letteratura per l’infanzia… ovvero quando hai presumibilmente imparato davvero a leggere e a capire.

Prof io leggo ogni tanto: romanzi rosa.

Tipo?

Mah boh, quelli che mi passa mia madre, che parlano di uomini, donne, amore. So’ romantici, so’. Pur io so’ una romantica, alla fine…

A me me piacciono i libri di Fabio Volo!

Dunque, se mi posso permettere, indipendentemente dal mio giudizio personale sui “romanzi” di Fabio Volo, per pura onestà intellettuale bisogna precisare che la sua prosa si trova a un paio di gradini letterari al di sotto del bacio Perugina e del biscotto della fortuna… Forse puoi aspirare a leggere qualcosa di più — come dire — impegnativo…?

Prof io non è che non leggo proprio proprio mai: quando scorro la mia bacheca FB e scopro che è successo qualcosa, me vado a vede’ la notizia…!

Tralasciando il fatto che ti informi attraverso “la tua bacheca FB”, e quindi senza entrare nel merito dei cookie, della pubblicità comportamentale online e di tutta ’sta roba qua, sei consapevole almeno che quando leggi una notizia stai in realtà leggendo un’interpretazione dei fatti, sì? Che non si tratta quasi mai di cronache oggettive ma di testi che sottendono una visione del mondo e quindi una posizione ideologica ben precisa — e questo banalmente si deduce anche dalle singole scelte lessicali, ad esempio…? E che se quindi non leggi più versioni della stessa notizia non sarai in grado di capire cosa sia realmente successo né tanto meno potrai costruirti un senso critico, lucido, che ti permetta (e ti permetterà in futuro) di trarre conclusioni tue personali…? Le notizie non sono fatti, ma versioni dei fatti. Per non parlare nemmeno degli articoli superficiali e pieni di errori grammaticali prodotti frettolosamente da stagisti precari e sottopagati… articoli che, secondo una preoccupante e discutibile tendenza degli ultimi tempi, anticipano persino i tempi di lettura — uno o massimo due minuti…

Prof io sto leggendo un libro che ci ha dato la Prof d’italiano, ma non capisco perché lo devo legge’ tutto se poi vado su Google e trovo tutti i riassunti…

Ma scusa: anziché leggerti i riassunti su qualche sito che non fa altro che perpetuare il cattivo decoro mentale di molti studenti, perché non leggere direttamente il libro? Così magari impari pure qualche parola nuova, puoi giocare di fantasia e immaginarti la storia… non so… magari è un bel libro e scopri che ti piace persino leggere…

A Prof ma così perdo un sacco di tempo…!

E scusa, se posso, come lo impiegheresti tutto questo tempo che risparmi saltando la lettura del libro?

Beh, uscendo con gli amici (al bar o in piazzetta o al bingo o a Euroma2), guardando una serie su Netfix (ce ne stanno certe che so’ popo fiche, Prof!) oppure chattando o postando foto su Instragram… Che ne so, Prof, ’ste cose che famo noi giovani d’oggi!

Prof, io l’ultimo libro che ho letto è Va’ dove ti porta il cuore, di Susanna Tamaro!

Prof, io non leggo, so’ sincero, ché tanto a che serve?

Prof, io è già tanto se leggo le pagine del libro di storia o d’antologia o di diritto…

Prof io ho letto il Don Chisciotte, una versione semplificata, però, ché era troppo lungo… È fica la parte dei mulini a vento… certo però che è proprio scemo quello!

Prof, io sto leggendo Il piacere, e mi sta anche piacendo!

In una classe di circa 30 persone a leggere sono due o tre, quando va non bene, benissimo: gli altri sostengono le interrogazioni o scrivono le famose tesine per l’esame di maturità tirando giù due informazioni dal primo risultato apparso su Google e fine. FINE. Gli italiani sono, secondo l’OCSE, all’ultimo posto in Europa per la comprensione di un testo scritto. Cioè: uno legge e non capisce quel che ha letto; o, nel migliore dei casi, non è in grado di riassumerlo. Ci sono fenomeni che dovrebbero destare la preoccupazione di chi si occupa, ad esempio,  di riforme scolastiche, quali l’analfabetismo di ritorno e l’analfabetismo funzionale: fenomeni amplificati dall’invasione della comunicazione informatica che riduce il linguaggio a 50 parole, oltre le quali c’è il deserto, la desolazione articolatoria.

Non si parla di lettori deboli, ma di lettori debolissimi, moribondi. Basti pensare che il giornale più letto e diffuso in Italia è «La Gazzetta dello sport».

La vita senza libri va inevitabilmente incontro a una semplificazione, una banalizzazione, una crescente incapacità nei confronti del lavoro analitico, perché percepito come faticoso, e a un calo vertiginoso dell’attenzione e della capacità di concentrazione ai fini della lettura di un testo lungo (ancor di più se cartaceo). Molti libri di testo adottati nelle scuole superiori sono pieni di figure colorate, cosa tipica di un’età inferiore, giustificata dal fatto che il bambino ha bisogno di molti colori per accendere la  concentrazione; una capacità più logica che non emotiva, al contrario, dovrebbe basarsi piuttosto su un’analisi strutturale della parola scritta, del linguaggio.

In 1984 di Orwell c’era il Ministero per la riduzione del vocabolario: nel 2018 c’è la Buona Scuola. Ridurre il vocabolario e la capacità analitica significa ridurre altresì le capacità critiche: avere poche parole in bocca equivale ad avere pochi pensieri in testa, perché i pensieri sono direttamente proporzionali all’ampiezza di vocabolario, ovvero al numero di parole note. Stessa cosa vale per il vocabolario dell’apparato sentimentale, sempre più ridotto a meri Status di FB, per cui non si riesce più ad andare nemmeno oltre alla classificazione delle pulsioni animali. Nella società e — ahimè — nella scuola che segue logiche di mercato, quel che NON SERVE viene svalutato, e quindi respinto: la letteratura, la poesia, l’arte in generale, persino i sentimenti sono svincolati da un discorso di utilità economica quindi… non servono: leggere non serve, capire non serve, sentire, ascoltare, studiare non servono. L’unica cosa che ha valore e serve è quella che dimostri di possedere un valore strettamente economico e commerciale.

Ma un giorno tutto questo…

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La libertà di pensiero è legata alla libertà di movimento.

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