Le gioie dell’insegnamento sessantanovesima

La scuola cinica

di Marika Marianello

 

 

Buongiorno Professoressa, sono la rappresentante dei genitori.

Ma perché alle Superiori ancora i rappresentanti dei genitori ci sono?!?

No infatti io sono l’unica, mi rappresento da sola.

Lei è la mamma di…?

Mario, sono la mamma di Mario.

Ah Mario: quello che si fa le pippette in classe?

No, ma cosa dice?!? Le pippe se le fa soltanto a casa, tutto il pomeriggio, non fa altro, ma solo e soltanto a casa, a scuola no di certo!

Ah, allora è quello che si scaccola il naso con quelle sue dita scavatrici e perforanti e poi se magna tutto il bottino di caccole in un sol boccone?!

Ma assolutamente no! Gli ho insegnato a non mangiarsele, le caccole, ma a custodirle in uno scrigno prezioso.

Che brava mamma, signora! E allora sarà quello con la zeppola che parla con la lingua in mezzo ai denti e non se capisce un cazzo de gnente…

Ma che minchia dice? Mario parla benissimo, gli ho pagato fior di corsi di dizione e di foniatria… Chiaro, non hanno fatto miracoli, gli è rimasto un po’ di strascico, per carità, ma adesso almeno quando parla sembra normale…

Be’, allora sarà quello con i tic, quello che a volte storce la bocca verso sinistra, come se stesse per avere uno spasmo, come se fosse giunta la sua ultima ora e quella fosse la sua ultima espressione prima che la morte se lo porti via…

Assolutamente no! Mario non ha alcun tipo di tic, fatta eccezione per l’occhio sinistro che gli comincia a tremare e a chiudersi a intervalli regolari quando qualcuno gli rivolge parola.

E dunque è per forza quello che ci ha un fratello che se vergogna di lui a tal punto da dire in giro che suo fratello è figlio unico…

No no: Mario è figlio unico per davvero. E per fortuna… un altro così, e chi lo reggae più?

Ah, e allora ho capito: è quello che costruisce bong artigianalmente con una bottiglietta di plastica e una bic e poi se li stucca durante l’ora di spagnolo?Elio3

No, Mariolino solo canne.

E dunque chi cazzo è ’sto Mario?

Quello che è seduto vicino a Serafina…

Ma chi?!? Quella col mascherone? Che la mattina se trucca col cerone de It, il pagliaccio magna-regazzini anni ’90 di Stephen King?

Esatto! E ora: ha finalmente capito chi è Mario…?

Ma sì, Mariolino, quel cojone!

Ma, Professoressa, come si permette?!? Magari non è un grande studioso né un secchione, questo no, lo ammetto, ma almeno è uno che ci prova… O per lo meno io ce la metto tutta…

No, signora mia, non si butti giù così, la colpa non è sua: ce n’è almeno uno in ogni classe, mi creda, del resto la scuola non può far fronte a tutta ’sta massa de cojoni che s’iscrive alle superiori anziché anna’ a coje li pommidori… E noi insegnanti possiamo farci veramente ben poco, non abbiamo i mezzi né gli strumenti né gli spazi né, francamente, la voglia: abbiamo le classi piene di adolescenti che strillano, litigano, bullizzano, giocano a tedesca con la palla di gommapiuma o alla guerra del cancellino e del gesso o al tiro al bersaglio con la mazzafionda! Anche perché, signora mia, mica possono diventare tutti dei letterati, parliamoci chiaro: se la padronanza della lingua italiana è premessa indispensabile all’esercizio consapevole e critico di ogni forma di comunicazione, concorderà con me che se tutti imparano ad esprimersi attraverso il possesso sicuro dell’italiano e a interagire adeguatamente in una pluralità di situazioni comunicative per esercitare appieno la cittadinanza, come recita la normativa del nostro rispettato Ministero, chi venderà il fumo agli altri studenti? E soprattutto: quali plebei governerà la nostra classe politica mafiosa, corrotta e ignorante? Chi farà il declassato, sottomesso, disgregato, frustato, derubato, sottomesso, malpagato, derubato, deriso e disgregato se non il suo caro figlio unico Mario?

Eh già…

Dirà lei: ogni popolo ha i politici che si merita e viceversa… E ha pienamente ragione! Per questo è necessario che ci siano, nelle nostre scuole pubbliche, dei cojoni come suo figlio. Ed è altresì necessario che restino tali.

Severo ma giusto, Professoressa.

Vede, signora mia, questa è la scuola pubblica. Noi insegnanti di lingua, ad esempio, ce ne strafeghiamo delle norme linguistiche o della letteratura. Noi mica studiamo gli articoli indeterminativi o i verbi irregolari o ’ste cazzate qua. La grammatica… cazzo ce frega a noi della grammatica, se i nostri politici non azzeccano un congiuntivo o parlano un inglese che manco in terza elementare, porco zio. Noi, ai ragazzi, facciamo vedere Narcos, El Chapo, Cidade de Deus, Tropa de Elite… Hai visto El Carrillo o Gustavo Gaviria o Bené o gli studenti universitari che fine di merda hanno fatto? Tutti sparati so’ morti! Alcuni sgozzati! Altri decapitati! Vuoi ancora interrompere la Professoressa mentre spiega il congiuntivo o farti le cannette de puzzone dietro scuola a ricreazione o al cambio dell’ora? Detto tra noi, signora mia: ma che ce frega a noi de Cervantes, Quevedo, Shakespeare, Joyce, Cortázar, Borges, Saer, Sepúlveda, Márquez… Che ce frega a noi di quel disadattato del Quijote che lottava contro i mulini a vento in compagnia di quell’altro vigliacco e materialista di Sancho Panza, o delle famose antitesi che ci hanno descritto l’amore come hielo abrasador o fuego helado, o di quell’ubriacone di Tim Finnegan, o dei Buen día o del Commissario Morvan! Che ce frega a noi del Pretérito perfecto o indefinido, signora mia, del Subjuntivo o del Condicional.

Gentile Professoressa, le sue parole sono musica illuminata per le mie orecchie, mi permetta di lusingarla. È che ci prendiamo troppo sul serio, noi, voi, la scuola…

Faccia pure. Questa, d’altronde, è la scuola pubblica, signora mia: i ragazzi devono imparare a sopravvivere in questo mondo fetentone che li accoglierà a braccia aperte una volta diplomati. Quindi, Mariolino, è uno di noi, signora mia, né più né meno.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

TI AMO MARIO!

 

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