Le gioie dell’insegnamento sessantottesima

Il bastione grammaticale

di Marika Marianello

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A Prof, ma che palle, io non sono capace!

Non lo hai neanche guardato! Che vuol dire che non sei capace?

Che non lo so fare!

Che vuol dire che non lo sai fare?

Che non sono capace!

A fare cosa?

Come cosa? Questo!

Questo, cosa?

Questo! Questo! Questo compito di merda!

In cosa consiste “questo compito”?

Non lo so, se lo sapevo lo sapevo fa’, a Prof!

Marielle, riformula meglio la frase, per favore, hai detto qualcosa di assolutamente sgrammaticato.

E che me frega, basta che me capisco io.

E ti sei capita?

Certo che me so’ capita!

Cos’hai detto?

Ho detto che non me ne frega nulla.

Di cosa?

Di questo compito.

No, hai detto che non te ne frega nulla della frase sgrammaticata che hai detto.

Vabbe’, è uguale.

No che non è uguale: prova a riformulare la frase, così magari riuscirai meglio a carpire il senso della tua presunta e percepita incapacità e chissà a superarla.

Cos’ho detto?

Hai detto: «[…] Se lo sapevo lo sapevo fa’».

E come si dice?

Bisogna usare il congiuntivo e il condizionale: «Se lo sapessi, saprei farlo». Magari, però, per evitare la ripetizione, possiamo sostituire il secondo verbo, sapere, con un altro che ne veicoli lo stesso significato. Che ne dici?

Tipo?

Tipo, non so, dimmelo tu… Che significa: “sapere”?

Vuol dire quando sai una cosa, quando la sai fare.

Quindi qualcosa del genere: “essere in grado o essere capace…”, come dicevi proprio tu poco fa…?

Sì.

Bene, allora riformula la frase.

Se lo sapessi, sarei capace di farlo.

Bravissima! Ora, una domanda: se lo sapessi, hai detto, dunque. Sapere cosa?

Non me ricordo più Prof, me sta a rincojoni’ con tutte ’ste domande e tutti ’sti giri de parole!

In cosa consiste il compito, hai detto che non sai in cosa consista il compito, giusto? Ora ricordi?

Sì, ecco, non so in cosa consiste il compito.

E perché non lo sai?

Perché non ho studiato e lo spagnolo mi fa schifo.

E perché?

Perché non serve a nulla!

Non credo che siano queste le vere motivazioni: secondo me hai paura.

Io non ho paura di nulla.

Come no? Hai appena dimostrato di aver paura di non essere all’altezza del compito che ti è stato assegnato. Se non avessi paura, anziché accartocciare il foglio prima di guardarlo e guardare stizzita fuori dalla finestra, sbuffando platealmente perché io mi accorga del tuo dissenso, Marielle, avresti almeno letto in cosa consiste il primo esercizio. Ad esempio: cosa devi scrivere qui in questo spazio?

Nombre.

Bien. ¿Y aquí?

Apellido.

Muy bien. ¿Y aquí?

Fecha.

Cioè?

La data, a lettere, ve’? Ce rompe sempre co’ ’sta storia della data a lettere… Hoy es el diecinueve de marzo de dos mil dieciocho.

Fantastico! E poi, cos’altro ti chiede il compito?

Di completare le frasi.

Con cosa?

Con il verbo tra parentesi.

Bene! E a quale tempo devi coniugare il verbo tra parentesi?

Tipo: “Ho mangiato, ho bevuto…”

Sí, que en español se dice…?

He comido, he bebido…

Bravissima! E qui, dove c’è scritto Presente Indicativo?

Duermo, duermes, duerme…

Ecco: vedi che lo sai fare, che sei in grado, che sei capace, se solo lo vuoi? Mettiti a lavorare e quando hai finito mi spieghi bene cosa vuol dire secondo te capace, servire, fregarsene

Alle superiori ci sei arrivata, Marielle, e meno male: per anzianità, magari, te lo concedo, più o meno di buon grado, e vabbe’, più o meno a giusto titolo, forse, ma non è questa la sede per discuterne, con un calcio in culo, insomma, pò esse’, ma ormai ci sei, ci siamo, e dobbiamo lavorarci, qui e ora: dobbiamo combattere la paura e la grande sfiducia che forse ti opprimono e quell’irresistibile tentazione di fregartene e di ridurti a quel gigantesco nulla imperante. Bisogna aprirgli la pancia con il bisturi a quel nulla, vivisezionarlo e addomesticarlo, e così anche a parole deprimenti, spaventose e ignote come questo, capace, sapere, servire. Dobbiamo svuotare gli otri infinitamente estensibili di tutto ciò che zavorra la tua barca di studente adolescente alla deriva, svuotarli come se dovessimo aggottare l’acqua dalla stiva di un’imbarcazione in procinto di colare a picco… Un’imbarcazione, la tua, che insegue un Titanic che va dritto verso un iceberg, dove le poche scialuppe di salvataggio a bordo sono destinate solo ai più meritevoli.

Dobbiamo dissolvere quell’immagine riflessa in uno specchio abbrutito di un’incapace smarrita in un universo lontano, che preferisce essere altrove e fare altro, non importa dove o cosa, e che preferisce di gran lunga fregarsene, dal momento che lì non intravede alcun avvenire.

Il no future di oggi è probabilmente ancor più denso è strutturato rispetto a qualche decennio passato, ancor più carico di aspettative disattese e di negatività che alimentano l’idea che un altro mondo di fatto non sia possibile. Solo che nell’obnubilamento dell’avvenire, non ci si colloca neppure nel presente. E così, ti siedi su una panchina ad aspettare, altrove, prigioniera di un limbo lamentoso e belante, un autobus che non passa mai, vivendo una sorta di pena perpetua, un senso di tortura crudele che faresti pagare a chiunque, e a caro, carissimo prezzo.

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Foto tratta da N-CAPACE, di Eleonora Danco (2015)

 

 

 

Per una scuola inclusiva, fatta di tempo prezioso.

*Piccolo omaggio a Marielle Franco, una bellissima donna, femminista e attivista, che ha dedicato la propria vita a lottare per il riconoscimento dei diritti delle donne e, in particolare, ad interessarsi della condizione femminile nelle favelas.

#MariellePresente

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