Le gioie dell’insegnamento sessantacinquesima

L’ordinanza

di Marika Marianello

RomaNeve

La vera gioia di scoprire che per una volta non si trattava dell’ennesima allerta meteo mezza bufala degli anni passati: quest’anno la scuola non ha chiuso invano, e l’ha fatta in barba alle proteste che già si levavano vigorose da quei genitori che, a torto o a ragione, non sanno mai che cazzo farci con la prole in caso di scioperi, allerta meteo, elezioni e disinfestazioni; genitori incazzati che inveiscono appena possono contro insegnanti e bidelli fancazzisti poiché li considerano alla stregua di baby-sitter che lavorano in un parcheggio  dove custodiscono bambini e bambine, piuttosto che in una scuola, ovvero una delle agenzie educative più importanti della società di merda in cui vivono e che contribuiscono a smerdare.

E così ti sei svegliata con le grida felici dei ragazzini: La neve! La neve!! La neve!!! E fuori dalla finestra, tetti, auto, strade, alberi, muretti e motorini: tutto rigorosamente bianco!

È d’uopo, tuttavia, puntualizzare subito che anche per quanto riguarda la felicità dei bambini dinanzi alla neve esistono due posizioni ben distinte: quella dei genitori Non si esce perché nevica, ti sporchi, ti bagni, ti ammali e muori, e quella dei genitori Tutti fuori con l’arsenale da neve all’Alberto Tomba: tuta, occhiali, guanti, slittino, sci. Non mancano, poi, neanche con venticinque centimetri di neve, donne coi tacchi e uomini col risvoltino alla caviglia. FB, inoltre, il canale socio-mediatico che riesce a banalizzare anche un evento così profondo e intriso di significati simbolici come La neve a Roma, viene maldestramente inondato da foto di: cortili, garage, terrazze, balconi, tettini, tettucci, tettoie e pensiline innevati; pupazzi di neve orrendi, selfie inguardabili e cagnolini con cappottini, guanti, sciarpe e occhiali.

Ed ora che porco zio la neve si sta già sciogliendo, tutti a improvvisare danze e canti propizi perché nevichi ancora, ancora e ancora. Perché si prolunghi la gioia di cani, bambini e insegnanti.

Dei genitori, sinceramente, ’sti cazzi.

CaneNeve

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