Le gioie dell’insegnamento sessantatreesima

La prima ora

di Marika Marianello

MOKA

Quando ti svegli col buio, fuoriesci dal piumone e rotoli giù dal letto prim’ancora che suoni la maledetta sveglia dalla musichetta orticante, fai pit stop al bagno e ti dirigi lemme lemme in cucina puntando già dal corridoio la tua cara vecchia moka da uno. Ti capita spesso di caricarla senz’acqua, ma il puzzo di ferro bruciato misto a calcare abbrustolito che solletica i tuoi sensi narcotizzati dal sonno evitano la tragedia ulteriore della macchinetta esplosa alle prime luci dell’alba. Attendi sonnambula che l’aroma del caffè ti pervada le froce del naso, e se una volta pronto non si rovescia sui fornelli per via dei tuoi movimenti anchilosati e intorpiditi dal coma del primo mattino, e se tutto è bene quel che finisce bene, ti spari la tua dose di caffeina endovena mentre il sole fa capolino da dietro il terzo piano dell’edificio all’orizzonte illuminando con i suoi tenui raggi la periferia più bella di Roma: lo spettacolo di luci e bagliori crepuscolari e lo sbuffo del 705 ti ricordano quanto sarebbe meglio rimanersene nel letto al calduccio, piuttosto che riversarsi nell’asfalto e nel cemento mattutini, tra un clacson e un vaffanculo ben accompagnato da una mano alzata. Ed è lì che, dopo l’evacuazione intestinale, la doccia a secco localizzata e i mantra del training autogeno, fatalmente finisci: a fare lo slalom tra le amene buche romane e i bulli da carreggiata e da semaforo che si prendono la briga d’insultare il prossimo vis-à-vis da dietro il finestrino della propria Smart di merda.

Il mattino ha l’oro in bocca, perché le ore mattutine sono quelle che apporteranno ottimi risultati in campo lavorativo e produttivo: e infatti è per questo che *tutti*, nessuno stronzo e nessuna stronza esclusa, fremono nel traffico per la smania di arrivare primi nel proprio posto di lavoro e poter finalmente sfruttare al meglio le grandi potenzialità che quelle ore gelosamente riserbano loro. Ognuno, chiuso dentro la propria utilitaria, in fila l’una dietro l’altra, dà sfogo come può a tutta la frustrazione dell’abbandono anzitempo delle braccia di Morfeo e passa in rassegna tutte quelle che ancora gli spettano nell’arco della triste giornata che hanno davanti.

Una volta a scuola, però, tutto comincia a sorriderti: dal bidello alla vicepreside all’addetto al distributore di acqua e patatine, la grande macchina dell’istituzione scolastica si mette in moto, pronta ad accogliere le orde di studenti che felici e contenti varcano la soglia dell’Istituto, ciascuno con gli occhi incollati sullo schermo del proprio Smartphone.

E pronti, ai posti, via: al segnale della campanella, si chiudano le gabbie per sette lunghissime ore e si dia inizio alle danze e alla tua giornata tipo.

zombieSMARTPHONE

 

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