Le gioie dell’insegnamento sessantaduesima

La settima ora

di Marika Marianello

scimmie

Quando, ingenua, pensavi che il fondo del barile lo avessi toccato con la sesta ora nell’amena periferia romana dei Ponti e non sapevi che invece c’era ancora parecchio da raschiare, almeno fino alla settima ora dell’Istituto Tecnico e Professionale nella periferia della periferia. E allora entri in classe alle 13:45 in tenuta antisommossa con una fame canina e il verme solitario che ti danza la zumba nello stomaco, pensando Ce la posso fare, non so come ma ce la posso fare, però loro sono lì, pronti a sbranarti, più allupati di te e con l’inferno nelle vene, il disagio nelle ossa e il peperoncino calabro nel culo. Nell’aula è appena scoppiata una bomba nucleare e il pavimento è cosparso di rifiuti vari quali sacchetti di patatine, lattine di coca-cola, bicchierini di plastica, penne, matite, morsi di panino, fette di mortadella, cartacce, cartine, filtri e mozziconi. Loro, le scimmie urlatrici, sono tante, tantissime, si moltiplicano ad ogni strillo e sono ovunque: appese ai lampadari, sotto i banchi e sopra la cattedra, in bilico sul davanzale, con la testa all’ingiù fuori dalla finestra, arrampicate sui muri, dentro il cestino, in fase paccata previo petting, ai limiti del pianto a dirotto, sdraiate sul pavimento in preda a risate convulsive o in modalità trincea nella Guerra del Gesso e dei Cancellini.

Pensi morirete tutte, piccole merde, ma il protocollo ti impone di ristabilire l’ordine educatamente e di creare le condizioni atte al trasferimento dati sotto forma di concetti e contenuti dalla tua testa alla loro, concetti di cui non potranno più fare a meno per il resto dei giorni dell’inutile vita che gli spetta ancora da vivere.

Gli strumenti di cui disponi per ristabilire l’ordine sono:

la tua indiscussa autorevolezza;

le tue provatissime corde vocali e il lancio del classico urlo da soprano Katia Ricciarelli style, uno iêêêêêêê in grado di spaccare tutti i vetri del quartiere, seguita da una commossa ladainha ao pé do berimbau;

minacce, intimidazioni, ultimatum e avvertimenti;

la frusta;

il lanciafiamme;

le pene corporali;

la fuga a gambe levate;

l’allarme antincendio;

il gong tibetano;

il fischietto per arbitri;

il campanellino liturgico;

il surdo del Samba Enredo;

Bailando o Despacito;

le vecchie, care e discusse e discutibili note disciplinari.

Sei consapevole, quando ti trovi di fronte a situazioni di estremo disordine nei confronti  non tanto del regolamento d’Istituto o dello Statuto degli Studenti, ma anche solo nei confronti delle tacite norme civili della buona educazione che prevedono, ad esempio, di non buttare la spazzatura fuori degli appositi contenitori, di non danneggiare i beni comuni come banchi, sedie e porte, e di non mandare a fanculo l’insegnante di sostegno o l’assistente specialistica — anche se in fondo in fondo un po’ se lo meritano; sei consapevole, dicevo, dei rischi che corri e della gogna che ti aspetta: sempre tra l’incudine e il martello, sai che un provvedimento disciplinare eccessivo, sproporzionato rispetto alla colpa commessa dallo studente può esporti al reato di abuso dei mezzi di correzione e all’attacco dei genitori, mentre al contrario il mancato esercizio del potere disciplinare potrebbe avere conseguenze ancora più gravi, come nel caso in cui decidessi di non denunciare un atto di bullismo occasionale o ripetuto ed essere accusata di omissione di denuncia dalla Dirigente. Sei consapevole anche del cambiamento culturale in corso e che il metodo punitivo ha una lista esaustiva di limiti e controindicazioni, e che per alcuni la nota è un po’ come la multa per eccesso di velocità o la sosta in doppia fila.

Dare una disciplina significa insegnare — e riprodurre — dei modelli di comportamento morale e sociale accettabili, positivi e virtuosi, e proteggere allo stesso tempo l’incolumità degli individui attraverso l’istruzione di norme e regole che aiutino a capire cosa è buono e giusto e cosa invece non lo sia, precetti che guidino al rispetto dei diritti propri e altrui. Sai anche che per una materia così delicata non esistono soluzioni preconfezionate, nonostante assistenti specialistici, psicologi, amici, parenti e simpatizzanti abbiano sempre un’opinione *formatissima* in merito. È che, data la grande importanza del tema sociale Scuola, Formazione ed Educazione che riguarda proprio tutti e tutte, succede che sin troppe persone si occupino senza titolo o anche solo pour parler di quanto accade nelle scuole, commentando a sproposito e senza troppa cognizione di causa.

Del resto, è noto come a Roma siano tutti bravi e brave a parole ma peccatori e peccatrici nei fatti: ottimi predicatori e cattivi razzolatori.

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