Le gioie dell’insegnamento sessantunesima

Inserimento voti Primo Quadrimestre

di Marika Marianello

spada di damocle zero (3).jpg

Quando non funziona AXIOS e tu devi inserire i voti di ciascuno dei tuoi spettabilissimi studenti, 118 anime, due voti a capoccia, voto più voto meno, entro la mezzanotte, momento in cui il tuo computer si trasformerà placidamente in una zucca marcia, il tuo mouse in una scarpetta di cristallo con la suola sporca di cacca secca di cammello e la tua Dirigente in un mostro marino biblico dall’alito di un drago. Nel timore che ciò possa succedere a te — che non te lo meriti, diciamolo pure, con tutta la devozione che riversi nel tuo ruolo di supplente precaria — ti sei giustamente incaponita contro la potenza indiscussa della tecnologia e sei entrata e uscita dal sito almeno cento volte, con la stessa nevrosi ossessivo-compulsiva di un DOC, hai imprecato settanta diverse divinità in sei diverse lingue, di cui due morte, e hai spaccato il telefonino per terra quando ha squillato proprio nel momento in cui avevi appena inserito due voti di seguito senza sbraitare come un’aquila incazzata perché la connessione era andata a farsi benedire.

L’anima de li mortacci tua e de’ quegli stronzi e de quelle stronze scansafatiche che nun so’ altro che braccia sottratte all’agricoltura, hai cordialmente urlato all’altro capo del telefono, prima di dire: Pronto?

Un normalissimo disturbo della personalità dovuto all’abuso di Internet e di AXIOS, ti giustifichi, uno screen burn, cioè esaurimento da schermo, misto a FOMO (Fearing of missing out), ovvero la paura di essere esclusi dal mondo online, di essere tagliata fuori, di essere licenziata dalla Dirigente e di subire mobbing dai colleghi e bullismo da genitori e studenti fino a data da destinarsi. Il tutto aggravato come sempre da una pesante ansia da prestazione e da giudizio, dovuta forse alle lucenti e appuntite spade di Damocle appese sopra la tua testa e sostenute soltanto da esili crini di cavallo: lì, a minacciare la tua incolumità e a ricordarti tutta l’insicurezza e le responsabilità che scaturiscono dal tuo grande potere di infliggere insufficienze, assegnare debiti o crediti formativi oppure attribuire il massimo dei voti. Comunque vada, sai che commetterai delle ingiustizie; sai che alcuni gioiranno di un’inaspettata generosità mentre altri si dispereranno dell’affronto subito, preparandosi al contrattacco e alla vendetta; sai che riproporrai logiche classiste così come i tuoi predecessori; sai che non sei altro che il capro espiatorio di tutti i mali della scuola, come al ristorante, dove se la pasta è scotta o non sa di un cazzo di niente la colpa è della cameriera, pagata a nero 6 o 7 euro l’ora.

Tuttavia, non ti concedi che cinque minuti cinque di sano vittimismo, giusto il tempo di sgranchirti le gambe, perché c’è un’altra cosa che hai imparato bene a conoscere: il sapore del sadismo e della gioia che ogni insegnante e ogni cameriera gelosamente e segretamente cova nell’assegnare un voto a uno studente o nel porgere un piatto a un cliente.

L’ignoranza è il male di ogni tempo e latitudine, e la scuola non riesce a far fronte a tanta disgrazia in una botta sola: per questo respiri a fondo e pensi che la cultura abbia bisogno di persone che te la facciano amare, come recita la pubblicità sul sito della Treccani. E allora ti rincuori che quanto meno là fuori ti ameranno o ti odieranno, ma non sarai loro indifferente, il che d’altronde si sposa alla perfezione con i tuoi diversi disturbi della personalità e col ricordo vivo di come tu stessa, al pari di chiunque altro sulla faccia della Terra, abbia amato e odiato ogni singolo e singola insegnante che si sia succeduta durante i tortuosi anni di studi.

Il voto, come la scuola, è un piatto che va servito freddo.

V per vendetta

 

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