Le gioie dell’insegnamento cinquantanovesima

Sbalzi d’umore

di Marika Marianello

bipolarism_

La scuola a volte va bene, a volte va male. Perché la scuola è fatta di giorni.

Giorni buoni.

Giorni cattivi.

È fatta di ore, di minuti, di istanti. Di sguardi, di voti, di pianti, di crisi isteriche, di gratificazioni e giustificazioni. Di dettagli. Tantissimi, innumerevoli, infiniti dettagli. Un grande calderone dove insegnanti, bidelli, genitori, segretarie, assistenti e dirigenti entrano in gioco con tutta la loro personalissima storia endocrina.

E poi gli adolescenti: nel pieno della loro maturazione sessuale, delle trasformazioni ormonali e delle nuove connessioni cerebrali. Ragazzi e ragazze che passano dall’infanzia e la fanciullezza direttamente allo Sturm und Drang dell’adolescenza, allo Storm and Stress dei conflitti, delle insicurezze e dei complessi, delle rapide modificazioni fisiche, dei comportamenti rischiosi e ribelli e degli sbalzi d’umore improvvisi, repentini e incontrollabili. Tredicenni gioviali e amichevoli, studiosi, loquaci e responsabili che da un giorno all’altro si tingono i capelli di viola o si rapano a zero, si bucano il viso e l’ombelico, si chiudono in camera e iniziano a inveire contro i genitori, le guardie, gli insegnanti, il padre nostro e l’ave Maria; si isolano nelle cuffiette e provano le prime fatidiche droghe e il sesso. Esplosioni di seni, di peli, di acne, di puzzi pestiferi e di pezze ascellari bagnatissime; si gonfia il seno, si allarga il bacino e compaiono le prime mestruazioni; oppure si abbassa la voce, cresce il pisello e aumentano le polluzioni notturne e le pippe diurne.

È noto come l’equilibro fra le attività delle diverse regioni cerebrali durante la pubertà e l’adolescenza possa rapidamente rompersi; è noto anche che la comunicazione fra le diverse aree del cervello non sia affatto ottimale, anzi; non bisogna meravigliarsi che nella fase adolescenziale le ragazze e i ragazzi siano così particolarmente suscettibili, imprevedibili e soggetti a sbalzi d’umore colossali: dipende dalla regione cerebrale dominante in quel preciso istante. È scientifico.

Supponi dunque che tutto ciò sia da considerarsi una consolazione ai giorni cattivi.

Come ad esempio i giorni in cui Nicole esce dall’aula sbattendo la porta e poi ti viene a cercare per chiederti scusa, che non ce l’aveva con te, che ha perso il controllo perché ultimamente so’ un po’ stressata Prof, che non me vengono ’e cose mie.

Come ad esempio i giorni in cui Chiara sbotta a piangere inconsolabile per un 6,5 o Martina ha una crisi epilettica o Serena una crisi d’asma.

Come ad esempio giorni in cui Andrea non se lava da giorni.

Come ad esempio i giorni in cui Simone dorme con la testa sul banco per tutta l’ora perché me scoppia ’a cabeza Prof, je ’o giuro, e poi lo vedi a ricreazione gioire entusiasta abbracciato alla fidanzata.

Come ad esempio i giorni in cui la noia opprime l’aria, giorni in cui anche i banchi e gli astucci implorano il suono della campanella liberatrice.

Giorni in cui si vestono a strati, a cipolla, e arrivano con indosso svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, frustrazione, desideri castrati e rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso.

Giorni in cui la famiglia nello zaino e le pietre nello stomaco.

Giorni in cui non riesci a finire una frase per via del chiasso e giorni in cui non riesci a cavare una sola sillaba da nessuna delle bocche serrate di alunne e alunni in preda al sonno o crisi esistenziali.

Giorni in cui torni a casa affranta, demoralizzata, stanca, incazzata.

Giorni in cui piangi.

Giorni in cui ’Sti cazzi, ma vaffanculo.

Giorni in cui incontri un ex alunno o una ex alunna. O ti scrive.

Giorni in cui ti scopri un’affabulatrice sincera e allegramente suicida.

Giorni in cui il fallimento.

Giorni in cui la realtà non si adatta ai tuoi sogni.

Giorni in cui la realtà è come un sogno.

Giorni in cui mai ’na gioia.

Giorni in cui da paura, liscio come l’olio e posa dab dance.

Giorni in cui come te lo aspettavi.

Giorni in cui hai un piano.

Giorni in cui tutto il programma salta in aria.

Giorni in cui torni a casa esaltata e infervorata, felice e convinta della fortuna che hai perché insegnare ed educare è ancora il mestiere più bello del mondo, nonostante il Ministero, le riforme, i tagli, l’alternanza, la precarietà, le polemiche, il vanverismo, l’ignoranza, i riscaldamenti rotti, la stampante senza inchiostro, la fotocopiatrice che si inceppa, il libro che non arriva, il collega stronzo e la collega arpia.

Giorni in cui, prima di andare a scuola, ecco, ricordarti sempre di guardare sul calendario a che periodo del ciclo ti trovi anche tu.

pm

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...