Le gioie dell’insegnamento cinquantottesima

Il rientro dopo le vacanze

di Marika Marianello

SANTAMUERTE

Eh sì, ogni fine è un nuovo inizio: è questo lo spirito giusto con cui affrontare il rientro tra i banchi di scuola a gennaio, dopo il reggaeton, lo ziguiriguidum e i namasté della cogestione più allegra e divertente cui abbia mai preso parte, e dopo la febbre, la tosse e i compiti per le vacanze di Natale più mucose della storia.

Sebbene per te Capodanno, vale la pena precisarlo subito, arrivi inevitabilmente a giugno, quando approdi a fine anno, per l’appunto, e dopo i botti entri in modalità: survivor, celebrating, loading and waiting for a new nomination. Non hai mai smesso di ragionare in termini scolastici: a settembre dici l’anno scorso per riferirti a maggio mentre a gennaio guardi dicembre come fosse il vagone ristorante del treno su cui stai viaggiando, un mese qualsiasi dello stesso registro, solo più corto, più compresso e, didatticamente parlando, più inutile.

L’eccitazione con cui a dicembre ti hanno frettolosamente congedato studenti, genitori, colleghi e colleghe di una tra le periferie più incattivite e aggressive di Roma, ha lasciato il posto a una mesta rassegnazione e a una smorfinante letargia invernale. Se fino al mese prima la voglia de fa’ ’n cazzo imperava trionfa nell’aria, ora perfino le pareti ti guardano fisso negli occhi con chiare intenzioni intimidatorie al fine di farti abbandonare la voglia di sorridere grintosa al Nuovo Anno. Non si muova una foglia fino a primavera, recitano le lapidi incastonate nelle alte mura di cinta tutt’intorno la Città dei Morti di Scuola; e se qualcuno putacaso volesse accennare un Soriso, Rise, Risata, come Me vie’ da ride, una voce ultratombale ti ricorda, forte e autoritaria, che Ssst, c’è poco da ridere.

E allora, grave e imperterrita, infili il cancello e attraversi il luminoso ponte di petali dorati di calendula, sospeso e fluttuante (The Floating Piers), e varchi il portone tutto agghindato di corone funebri verdi di stagione, con margherite e crisantemi bianchi profumati. Ad accoglierti: colleghi, collaboratori e studenti dai volti dipinti da scheletri. Spiccano la Dirigente con indosso un elegante vestito colorato e due rose rosse a decorarle un’elaborata acconciatura e il collega provolone in stile Mariachi, con tanto di camperos, sombrero e vihuela. E tu, ammutolita da cotanto spettacolo, visualizzi lucida e decisa il sogno che ti riporterà nella terra dei vivi prima che tramonti il sole, prima che finisca l’anno, prima che il tuo corpo svanisca e ti ritrovi scheletrica anche tu, ovvero il sogno di sopravvivere al freddo e al gelo della periferia educante. Alzi gli occhi sul tuo pubblico, congiungi le mani intorno all’asta del microfono e, sospirando, finalmente intoni:

Y aunque me cueste la vida, llorona 
No dejaré de quererte 

Buon anno e buon rientro a scuola a tod@s.

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