Le gioie dell’insegnamento cinquantasettesima

Aggiornamento Axios

di Marika Marianello

NONNI-DIGITALI-1

L’altisonante nome di origine greca Axios, con cui si indica comunemente il software per il registro elettronico di classe, significa (e non serve aver studiato né il latino né il greco per scoprirlo, tanto c’è Google) degno, meritevole e, al contempo, assioma.
Da quel che più o meno sai — o ti ricordi — di matematica e/o di filosofia, l’assioma è un’asserzione, una verità evidente e implicita che prescinde da dimostrazioni: «verità o principio che si ammette senza discussione, evidente di per sé». Non è un caso che il latino dignus ricalchi il greco axios: è intrinseca, nella verità che prescinde da qualsivoglia dimostrazione, l’idea di dignità. Perché la dignità è l’intima, indimostrabile nobiltà dell’uomo (e della donna, pure, via), l’intima, indimostrabile nobiltà di ogni essere (umano, inumano e disumano), pilastro postulato su cui si fonda l’intera costruzione del formidabile castello dei diritti civili, della vita civile, della cultura civile. Insomma, della civiltà, quella cosa che, pur nei suoi alti significati di decoro e di istituzione, ammantata di severità e onore, fa rima con socetà. E la tua Scuola non poteva scegliere software con un nome migliore per quella canaglia digitale, degna, meritevole e assiomatica che ti permette di tracciare tutto quel che succede in una classe per renderlo, quel tutto, *immediatamente* visibile e fruibile ai suoi utenti, che sono, in ordine: il Dirigente, i Genitori, gli Alunni.

Il corso d’aggiornamento è d’obbligo: severo ma giusto, mica sei una nativa digitale. Alcuni signori e alcune signore che bazzicano le scuole e i ministeri, poi, manco sanno cosa sia, il digitale (alcuni istituti, se è per questo, non sanno neanche cosa sia Internet). In quest’epoca postmoderna, dove i sono molto più alleggeriti e fluidi, in continuo divenire, depotenziati e persino liquefatti, le mappe concettuali di coloro nati e cresciuti anni orsono non riescono ad adattarsi ai tempi che li definiscono, senza pietà alcuna, degli “immigrati nella digitalizzazione”. Nonni e nonne digitali, praticamente. È d’obbligo, dunque, sedersi ad ascoltare il delegato Axios che, con la zeppola, i suoi piuttosto che in valore disgiuntivo e i suoi pleonastici vado a fare, spiega con quel tono che si riserva, ad esempio, ai bambini e alle bambine delle elementari: A di Ape, P di voto Proposto, D di voto Definitivo, S di Sostituto, DS di Dirigente Scolastico…

Tutt’a posto: nun ci avevi un cazzo da fa’ infatti quelle tre ore pomeridiane. Poi la circolare era stata chiara: OBBLIGATORIO.

Poi, d’un tratto, “vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili”, domandare per la tredicesima volta come inserire i voti proposti prima dello scrutinio. E il delegato, per la tredicesima volta, rispondere: «Ora glielo vado a ridimostrare nuovamente.»

I nativi digitali, nel frattempo, con i loro Smartphone perennemente incollati sui palmi delle mani, non riescono neanche ad entrarci, nel Registro Elettronico; non sono in grado di utilizzare un dizionario online; pensano che Word sia un app e Power Point una parolaccia; hanno problemi di disgrafia e/o discalculia, disturbi dell’attenzione e flussi di interessamento e/o indignazione della durata di un click (30/35 secondi); confondono un’opinione e un’interpretazione dei fatti con i fatti stessi; non distinguono una notizia da un fake; sono convinti che non serva studiare la storia perché tanto scrivi ‘Gari’ su Google e ti esce automaticamente ‘Garibaldi’; stessa cosa vale per la matematica, le tesine, le traduzioni e i libri. I libri, ma a che servono i libri, Prof, nell’era del digitale? A che serve il latino, se è una lingua morta? A che serve studiare la geografia, se tanto c’è Maps?

A che serve Axios, se già il concetto di dignità è stato crudelmente svuotato?

nativi digitaliù

Luigi Pirandello, L’umorismo e altri saggi, Giunti, Firenze 1994.

Dott. Paolo Cianconi, Post-modernità, post-verità, post-identità, postpsicologia, 2017.

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