Le gioie dell’insegnamento cinquantesima

Discorso inaugurale

di Marika Marianello

Full Metal

Tu, al tuo primo giorno nella nuova scuola, come da copione e dall’alto della tua esperienza, sai che la prima lezione è dedicata ai convenevoli e alle presentazioni di circostanza.

 

Buongiorno luridissimi vermi acneici e pelosi, palle di lardo dai capelli piastrati e decolorati: io sono la vostra Profesora fino all’ultimo dei vostri maledetti giorni qui in questo squallido Istituto Superiore della periferia della periferia romana. Da questo momento in poi potrete parlare solo ed esclusivamente quando vi sarà richiesto dalla mia illustrissima persona e sempre e solo e rigorosamente in L2, e la prima ed ultima parola che dovrà uscire dalle vostre fogne di bocche sarà Sí Profesora. Mi sono spiegata, luridissimi vermi?

Sí Profesora.

Non vi sento. Ho detto: MI-SO-NO-SPIE-GA-TA?!

Sí Profesora!

Se voi pischelletti e pischellette di periferia scampati per il rotto della cuffia al disagio e all’emarginazione sociale (anche se non è ancora detta l’ultima parola) finirete sani e salvi questo terribile anno scolastico che vi aspetta, se sopravvivrete al mio addestramento, ai miei compiti a casa e in classe, ai miei pipponi sulle teorie della traduzione, al peso dell’attualità, dei dizionari e dei libri, ai curriculum impaginati e poi tradotti, alle lettere di presentazione, alle vostre crisi adolescenziali e al Cervantes, sarete un’arma d’istruzione di massa per questa merda di Paese, sarete dei dispensatori di cultura, pregherete per lavorare e per continuare a studiare, ricercare, indagare, analizzare, tradurre, approfondire ed esaminare, ma fino a quel giorno siete uno sputo, un brufoletto incallito, delle unghie rosa shoking finte e di cattivo gusto, degli ormoni impazziti, delle ascelle appestanti, un insignificante numero di matricola sul registro elettronico, la più bassa forma di vita che ci sia nella scuola, non siete neanche esseri umani, sarete solo e soltanto microscopiche ghiandole sebacee del derma unite al corpo di alcuni peli. E dato che sono una stronza pesante perfezionista esigente rompicojoni non mi aspetto di piacervi, ma più mi odierete più imparerete. Sono una stronza del cazzo però sono giusta: qui non si fanno distinzioni razziali né di genere, qui si rispetta gentaccia come negri, ebrei, italiani, arabi o calabresi. Anche le femminucce qui verranno rispettate. Qui vige l’eguaglianza, perché non conta un cazzo di niente nessuno. I miei ordini sono di scremare tutti quelli e tutte quelle che non hanno il cervello necessario per imparare a servire il nostro beneamato Paese. A me, però, di servire questo beneamato Paese del cazzo non me ne frega una emerita minchia, quindi almeno in questo sarete fortunati/e. Mi sono spiegata, massa di incolti/e beceri?

Sí Profesora.

Non vi sento. Ho detto: MI-SO-NO-SPIE-GA-TA?!

Sí Profesora!!

È rigorosamente vietato l’uso del cellulare, sia esso spento, acceso, in modalità aereo/treno/nave/autobus/bicicletta, in funzione specchietto o acchittabotte o mistiera. È severamente vietato masticare gomme, patatine, biscotti, crostini, pizzette, kebab, carbonare, panini con la mortazza o col cacio: già è poco gratificante il lavoro d’insegnante, figuriamoci parlare a un pubblico di ruminanti che mastica a bocca aperta con gli incidenti in galleria sulla lingua. È altresì solennemente vietato bere bevande zuccherate che abbassano la vostra soglia d’attenzione e capacità di memorizzazione già equiparabile a quella di un criceto che corre sulla sua amata rotellina de merda nella sua gabbietta: niente tè alla pesca o al limone, niente coca-cola, niente vino, niente birra, niente super alcolici. È ammessa solo l’acqua, bevanda di cui ne ignorate l’esistenza. È seriamente vietato uscire durante le lezioni per qualsivoglia motivo: andare al bagno, al bar, a vomitare, a tossire, a salutare un amico, la fidanzata o la Preside. Si può uscire solo in caso di: esercitazione antincendio, allarme bomba nucleare, flatulenze spinte di un compagno morto dentro. Quindi organizzatevi per i bisogni fisiologici primari quali l’evacuazione della materia fecale e lo svuotamento della vescica attraverso il meccanismo della minzione prima o dopo la mia insostituibile ora. Infine, è fermamente vietato tenere oggetti sul banco che non rispondano al nome di: libro di testo, quaderno a righe o a quadretti (avete ampia scelta), penna nera e/o blu, penna rossa, matita e gomma da cancellare. Varie ed eventuali di volta in volta concessi dalla mia magnanimità solo ed esclusivamente ai fini del vostro difficile apprendimento. Non sono dunque ammesse: cerbottane, mazzafionde, fidget spinner, santini di ogni genere, sigarette, accendini, portacenere, stupefacenti, libri di altre materie, di Moccia o di Volo. Sono poi vivamente consigliate le buone maniere quali: portare la mano davanti alla bocca durante i vostri delicatissimi sbadigli da uomo delle caverne; rispondere cordialmente alla richiesta di un vostro compagno — RI-PE-TO — sia esso — RI-PE-TO —italiano, ebreo, negro, giallo, vagamente arabo o vagamente donna; dimenticatevi per sempre di avere un corpo, sia sotto sia sopra il banco, quindi sedete composti senza sfrugugliarvi le parti intime, siano esse le vostre o quelle del vicino o vicina di banco; ispezionatevi brufoli e caccole e passatevi il deodorante e l’insetticida sotto le ascelle prima di uscire di casa. Se vi atterrete all’osservazione scrupolosa di queste poche e sciocche regole, d’igiene base e di buona convivenza, c’è la remota possibilità che andremo d’accordo e che voi imparerete a stare a questo mondo di merda. Mi sono spiegata, razza di ignorati?!

Sí Profesora.

Non vi sento. Ho detto: MI-SO-NO-SPIE-GA-TA?!

Sí Profesora!!!

Continuiamo la prossima volta. Andate in pace.

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