Le gioie dell’insegnamento quarantaduesima

Interludio

di Marika Marianello

metamorfosi

Ma non starai esagerando un po’ co’ tutte ’ste Gioie?

Boh…? Pensi mi stia facendo prendere la mano?

Be’ forse un pochino…

Ma lo sai che sono un po’ iperbolica e autoironica di mio, che tendo ad esagerare sempre e che penso che la vita vada presa un po’ così, un po’ per il culo, perché la gente – tanta – si prende troppo sul serio… Tutta ’sta serietà, poi, e che palle! La scuola a volte è terribilmente barbosa e le Gioie vogliono, nel loro piccolo, renderne conto: troppa serietà conduce inevitabilmente alla morte della creatività…

Sì, e alla cretinità, soprattutto.

Ecco, vedi?! Stai imparando!

Sì, va bene, sii seria almeno un attimo: e se ’ste Gioie le legge, che ne so, un collega, uno studente o addirittura il Preside?

Eh oh, e che te devo di’?! E spero che gli piacciano… Sarebbe bello che le leggesse, che ne so, la ministra! Anche se purtroppo dubito che leggano – e capiscano quello che leggono –  lì al Ministero. Sai quanti analfabeti funzionali da quelle parti…

Dài, vedi che esageri sempre?! Non sanno tradurre, ché usano Google Translator, questo sì, è risaputo… Ma si affidano ai traduttori automatici perché oltre ad essere dei purciari e a non voler pagare dei traduttori professionisti, benché lavorino al Ministero e guadagnino fior di quattrini, non sanno le lingue straniere. E ti dirò di più: manco quella nostrana! E soprattutto non sanno scriverla: lo si deduce chiaramente dai decreti legge che varano… Comunque, te la posso fare una domanda?

Mammamia, quando esordisci così in genere mi sale un’ansia…

Quello perché – lasciatelo dire – sei un po’ ansiosetta…

Tutta ansia e sapone, sì, lo so: ansia da prestazione, di controllo e di coerenza logica; manie da persecuzione, coda di paglia, sindrome dell’abbandono e da perfezionismo; vulnerabilità contrattuale, esistenziale ed emotiva; bipolarismo, sbalzi di umore cataclismici, personalità multipla e, per finire, un po’ di paranoia sottesa e diffusa. L’ho capito frequentando il corso di formazione ai sensi della D.M. 170/2016 per insegnanti La psicoterapia allo specchio. Comunque: dimmi pure!

Ma è tutto vero quello che scrivi sulla scuola, sugli studenti, sugli insegnanti, sul Preside, sui genitori, sui bidelli…?

Sì, me l’aspettavo un po’ questa domanda. E la risposta è molto semplice. Vedi: è sottile il limite tra realtà e finzione, e la letteratura, per definizione, gioca su quel labile confine. Credo fermamente nell’esistenza di percorsi narrativi che è impossibile non intraprendere: esistono delle scorciatoie, sì, delle deviazioni o delle digressioni che però, tuttavia, non sono altro che variazioni sullo stesso tema: la letteratura aumenta la capacità di riconoscere i comportamenti degli altri e, in molti casi, di anticiparli. La vita stessa, d’altronde, non è letteratura pura? E la letteratura non racconta – e si racconta attraverso – la vita reale? La vita è normale finché non ti trasformi, di punto in bianco, una mattina al risveglio, in uno scarafaggio. O ti immedesimi – e ti rifugi – talmente tanto nella letteratura da sognare, ingenuamente e romanticamente, di far parte di un mondo eroico perduto. La scuola, quindi, non è che un teatro dell’assurdo dove tutti gli attori indossano delle maschere: tutto dipende dall’angolatura da cui la osservi e da cui la descrivi. E la trasfigurazione: la trasfigurazione e la trasformazione sono essenziali in letteratura. E anche – e soprattutto – a scuola.

Sì, vabbè, ci mancava solo il pippone sulla letteratura.

Vedi che a esse’ seria non ti dà mai credito nessuno?

bipolarismoLa vignetta in alto è del fumettista americano Peter Kuper in La metamorfosi (graphic-novel, Guanda, 2008. Traduzione di Alberto Schiavone).
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