Le gioie dell’insegnamento trentatreesima

Note disciplinari

di Marika Marianello

frida

La ragazza rampante si attacca ripetutamente ai lampadari di scuola e non vuole scendere neanche al suono della campanella.

L’alunno mangia la carbonara in classe senza pecorino.

Il ragazzo assume atteggiamenti da picaro nei confronti della docente la quale risponde a tono con gancio e martello.

L’alunno che soffre di flatulenze scoreggia rumorosamente in classe infestando l’aria che diventa irrespirabile.

L’alunno rutta kebab alle 9 di mattina.

La studentessa passa l’intera ora su FB e non mette neanche un Mi Piace alle Gioie dell’insegnante.

Lo studente del primo banco emana un olezzo nauseabondo dalle ascelle.

La studentessa si ripassa il trucco con l’ausilio della camera fotografica del proprio cellulare in modalità autoritratto e non si fa neanche un Selfie.

Lo studente pratica del petting spinto con la compagna di banco suscitando l’invidia dei compagni e, soprattutto, dell’insegnante.

La studente si permette di pensare ad altro e di desiderare di essere altrove durante le sei ore di scuola.

L’alunna non passa il compito di matematica ai compagni.

La studente legge Dostoyevsky durante l’ora di Inglese, Jane Austen durante l’ora di francese, Camus durante quella di fisica, Cervantes durante quella di matematica, Kafka durante l’ora di italiano, Gadda durante l’ora di tedesco, Guimarães Rosa durante quella di filosofia. Fabio Volo durante la mia.

L’alunno ascolta Tiziano Ferro e Marco Mengoni.

L’alunno usa Piuttosto che con valore disgiuntivo.

L’alunno dichiara che la differenza tra i pronomi personali complemento gli e le nella lingua italiana è desueta almeno quanto l’uso del congiuntivo dopo i verbi d’opinione.

L’alunno manifesta un’opinione critica, argomentata e ragionata senza il consenso del Preside.

L’alunno manifesta gravi alterazioni dei parametri spazio-temporali per cui entra in classe mascherato da D’Artagnan.

L’alunno afferma che da grande vorrà fare il Tronista.

L’alunno bestemmia senza usare né fantasia né creatività né le figure retoriche.

L’alunno canta le canzoni di San Remo e tra una pausa e l’altra esclama “Ti amo Maria”.

L’alunno sostiene che la fonte di tutti i mali è femmina, si chiamava Eva e non sapeva manco cucina’.

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