Le gioie dell’insegnamento ventottesima

Colleagues

di Marika Marianello

collega

Come lo stesso titolo suggerisce, con la Gioia di oggi passerai in rassegna un campionario di Colleagues insegnanti, trasfigurando il mondo reale e trasponendolo su di una superiore dimensione narrativa e letteraria, quella della finzione scolastica, un mondo fittizio intriso di stereotipi viventi. E viceversa. Ovvero, come altrove, ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. Naturalmente.

Il tuo professore delle medie che ora è un “tuo collega” perché la legge Fornero non gli ha permesso di andare in pensione. Ricordate insieme i felici anni delle scuole medie a Spinaceto con i Casamonica. Lo chiami Professore e gli dai del Lei. È sempre pronto a darti consigli preziosissimi, tipo: Sei proprio sicura che vuoi fare l’insegnante?

L’attaccatubi che ti racconta tutta la sua vita coniugale nei minimi dettagli e ti mostra le foto dei suoi: mariti, figli, nipoti, cani, gatti.

La sportiva: ancora relativamente giovane (la precarietà ti mantiene giovane, ti rivela), dinamica, smilza e carina. Ti saluta sempre con un sorriso smagliante e ti chiama Chicca o Marikù. La adori e vorresti invitarla ad uscire: sei sicura che vi divertireste un sacco insieme.

La collega gobba: la eviti accuratamente e se la incontri per i corridoi o per le scale nel dubbio ti gratti una sisa. Tanto non ti saluta.

La vicepreside: è sempre sorridente, pimpante ed entusiasta. Pensi beata lei.

La professoressa all’antica: ha cent’anni d’esperienza, un metodo assodato e la grinta di un gufo.

L’inutile: in sala professori fissa sempre il vuoto, non dice una parola, non legge né scrive alcunché, non corregge i compiti, non aggiorna il registro elettronico, non gioca con il telefonino. O è più sfigata di te o è affetta da personalità multipla e cela seri istinti omicidi. Vorresti spiarla mentre è in classe: o le tirano gli aereoplanini di carta o la rispettano neanche fosse Terminator.

Il professore di una materia che ancora non hai imparato a pronunciare bene perché è un insieme di sigle criptate. È il maschio alfa. L’8 marzo ha regalato una mimosa a tutte le sue colleghe femmine. Persino a te.

Lo sfigato: molto probabilmente era un secchione. Non hai il coraggio di guardagli le scarpe.

La panterona: sbatte i tacchi quando cammina e sbuffa in continuazione. Temi di incrociare il suo sguardo: Guarda che la stima è reciproca, vorresti gridarle in faccia. Ma ti limiti a farle le scianchette da dietro.

La strega: non ride, ghigna.

La polemica: in genere è anche un’attaccapippe clamorosa. È quella che a prescindere si lamenta, a torto o a ragione, del sistema scolastico, delle riforme, degli studenti, della Preside, della Vicepreside, delle bidelle, delle collaboratrici, delle segretarie, dei genitori, della circolare, dei compiti, dei ritardi di Trenitalia e persino e soprattutto del caffè del bar. Annuisci o dissenti secondo il caso.

L’impeccabile: compila tutte le griglie senza sbagliarne una, non ha mai un capello fuori posto, parla italiano standard senza alcuna inflessione regionale, ha il registro elettronico sempre aggiornato, un metodo infallibile, un buon rapporto con i colleghi, la preside e gli studenti; è politically correct, sempre elegante, diplomatica e moderata; ha l’alito di chi non beve, non fuma e lava i denti tutti i dì. Ti fa sentire ancora più sfigata.

L’intellettuale: ti mette soggezione. Non ti guarda, ti esamina: temi ti voglia interrogare. Abbassi lo sguardo in segno di chiara sottomissione.

La stronza: immancabile e onnipresente in ogni contesto, trova sempre un motivo per praticare del vero e proprio bullismo, gratuito e cordiale, nei confronti dell’ultima arrivata che, generalmente, sei tu. Chiaramente, è lampante, non le manca l’allenamento.

La maestrina: quella che non parla, spiega, con tanto di glosse, commenti e postille, pedante e prolissa e scontata, come se si trovasse, sempre e comunque, davanti a una platea di dodicenni incolti. Non ti senti offesa, in realtà: la vedi un po’ come quelle neo mamme che parlano solo in falsetto o intonando filastrocche o rime o versi animali o canzoncine di Peppa Pig.

Gli altri potenziati: vi abbracciate tutte le mattine perché non sapete cosa vi aspetta finché non aprite il librone delle assenze e delle supplenze.

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