Le gioie dell’insegnamento ventiseiesima

Il Potenziamento

di Marika Marianello

salvador-58Eccole, finalmente. C’è voluto un po’, ma alla fine, così come sempre arriva quel che deve arrivare, anche loro sono arrivate, e in tutto il loro massiccio splendore: le fatidiche 18 ore. La nomina che ogni anno aspetti con tanta fede, paziente devozione e ansia trepidante. Certo, bisogna ammettere, del resto, che non nutrivi alcun dubbio al riguardo: sapevi in cuor tuo che la Buona Scuola, buona e giusta, non avrebbe mai e poi mai potuto fare a meno dei tuoi utili servigi.

Tuttavia, nel frattanto, per ingannare l’attesa, hai deciso di farti un Erasmus in Argentina e un interrail Brasile-Uruguay, per un totale di sei mesi fuori dal cazzo: la precarietà mantiene giovani, dice.

In totale scioltezza, con grande nonchalance e sicumera, imprenditrice di te stessa, fai il tuo trionfale ingresso nella scuola che ti vedrà mettere all’opera tutto il tuo potenziale cognitivo e non solo, e mentre la Preside ti spiega le tue mansioni usando termini come potenziamento, flessibilità, elasticità, rinforzo, recupero, resistenza, ti viene il dubbio di essere stata convocata per la classe di concorso Pilates: al che ti scusi, sa, la poca esperienza, il jet lag, il sonno, la stanchezza… Le spieghi che sì, hai fatto qualche lezione di Pilates ma che non saresti in grado di tenere un intero anno di lezioni; che hai una specializzazione in Capoeira, arte e luta brasileira, se può servire, e che – pensi un po’! – sei giustappunto fresca di un corso di addestramento militare di II livello con Mestre Índio da Bahia, uno che non scherza mica, che ancora ti fa male la costola per la chapa e l’osso sacro per la rasteira al Mercado Modelo, che hai affilato il Martelo e appuntito la Cotovelada, che ancora scorre dendê nelle tue vene per tutti gli acarajé non ancora smaltiti, e che se vuole puoi tenere un bel workshop di jogo de compra compra o di cobardia infame per le classi quinte, ma che insomma di Pilates proprio no: non sei preparata. E lei ti assicura che no, si tratta nondimeno della classe di concorso A346, Lingua e civiltà straniera – inglese, solo che potenziata. Figo, pensi: ci ho i superpoteri. Una specie di Frozen dell’Inglese.

Hai il superpotere di essere una tappabuchi, insomma, disponibile per qualsiasi materia in qualsiasi classe a qualsiasi ora del giorno e della notte. Perché il regolamento scolastico dice che se vedi un buco tappalo e se ne hai uno mettilo a disposizione del Preside. Il tutto non senza la dovuta gratificazione: lo stipendio (la parola che fa risuscitare i morti del tuo conto corrente), i punti in graduatoria, l’affiancamento a una docente in carne e ossa e soprattutto un Ipad tutto per te con l’App del registro elettronico nuovo nuovo di zecca. Puoi davvero gioire, perché dopo tutti quei mesi passati nel Tercer Mundo dove ti prendevano per il culo per il tuo telefonino da 40 euro, adesso ti senti una Primermundista a tutti gli effetti con questi nuovi device job.

E mentre la Preside ti dice Mi venga domani alle 8, in caso manchi qualche docente, annuisci dietro un bel sorriso di circostanza, guardi il cielo bianco attraverso il vetro appannato e pensi ai tuoi piedi compressi dentro i calzettoni e gli stivaletti: in quell’istante, quando visualizzi mentalmente la marca dell’abbronzatura triangolare delle hawaianas che hai indossato negli ultimi tre mesi, interiorizzi tutta la complessità e l’intraducibilità della parola Saudade.

buco

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