Le gioie dell’insegnamento venticinquesima -bis

Gli studenti (seconda parte)

di Marika Marianello

sheldon

Nella prima parte della Gioia hai introdotto un argomento imprescindibile per il discorso della e sulla Patria, imperativo per l’Istituzione Scolastica, per il Ministero della (D-)Istruzione, per le grandi e piccole Riforme, populiste, gentili o elitarie che siano,  quelle che negli ultimi decenni si sono saggiamente avvicendate con il nobile e sacro intento di smantellare, a poco a poco, la scuola pubblica. Un argomento che vuoi o non vuoi è una delle principali fonti di Gioia per l’insegnante vocata, devota, sfigata e precaria che sei: gli studenti, con tutti i loro vezzi, pregi e difetti. 

La velina: trucco e parrucco sempre perfetto. Meches o chatuches a seconda del tipo di capello, ma sempre e comunque rigorosamente pettinata. Tendenzialmente piastrata. Jeans stretto o pantacollant. Al massimo leggings. Converse. A rota di Whatsapp e di Selfie in modalità bouche du cul. Ammetti che è bona.

La complessata: vive la sua grandiosa solitudine, introspettiva e ostinata, in una gabbia di silenzio. È impenetrabile ma permeabile da ogni piccola occhiata del mondo circostante. Hai paura di incrociare il suo sguardo immenso, ma sei fiduciosa che troverà la sua forma di riscatto una volta terminate le superiori.

Il roscio: il parallelo con Malpelo è scontato e quasi banale. Ma i classici, si sa, non tramontano mai. E poi hai sempre avuto un debole per i rosci, sin dal liceo.

Il piccolo delinquente: quello che se mai gli dovessi mettere un brutto voto o una nota ti riga la macchina o ti manda i fratelli. Meno male che tu non metti né voti né note perché non conti un cazzo.

Il romanista: quello che canta i cori da stadio in classe, in corridoio, per le scale, all’entrata, all’uscita, in laboratorio, in aula magna, al bar e persino in presidenza. Mani alzate e braccia tese. Ha una sola fede e un solo Capitano.

Il laziale: aquilotto al collo e aria sprezzante. Difenderebbe la sua Lazio a costo della sospensione. Laziale o no, approvi il suo fervore ideologico.

Il fattone: è tranquillo, non litiga, non rosica e non interviene quasi mai. Pensi che perché sta pisto.

Il bono: occhi verdi e capello fluente. Spalle larghe e vita stretta. Sorriso Colgate. Non lo guardi troppo: ti scatena pensieri impuri.

Lo sportivo: indossa sempre e solo la tuta e deve uscire prima per gli allenamenti. A scuola è in modalità risparmio energetico, ovvero si riposa. Ha sbagliato scuola. E Paese: doveva nascere negli USA e vincere una Scholarship.

L’emo: non vede l’ora che suoni la campanella per andarsi a tagliare in bagno.

Il Ciccio: è morbido e tenero come un Trudy, non farebbe male a una mosca e ha sempre una rosetta con la mortazza di scorta. Speri che se la cavi.

Lo spaesato: si guarda intorno con un’espressione innocente e attonita; sembra abbia sbagliato classe, scuola, compagni, quaderno, zaino, pedalini ogni mattina della sua esistenza. Ti fa un po’ rabbia e un po’ tenerezza.

Il pluribocciato: ha la barba ispida e i peli sul petto. Sembra il fratello maggiore che non hai mai avuto.

Il lavoratore: quello che viene a scuola per riposarsi e socializzare con i compagni della sua età perché altrimenti gli toccherebbe lavorare nella pizzeria o nell’impresa edile del padre.

Il gaggio: quello che ti saluta strizzando l’occhio e indossa i jeans arrotolati sopra le caviglie. Viene a scuola con la macchinetta elettrica. Cerchi di non giudicarlo dalle apparenze ma non sempre ci riesci.

Il giullare: quello che fa battute e gag e sketch in continuazione. Non devi ridere per non dargli importanza e perché così ti hanno detto di fare. Però effettivamente fa ridere, e quindi ridi da sola quando torni a casa e ci ripensi.

Il bullo: pratica atti di prepotenza gratuita a casaccio privi di senso.

L’esagitato: non trova mai quiete. Pensi so’ gli ormoni.

Il bravo scolaretto: fa tutti i compiti, non ti chiede mai di andare in bagno, non parla se non interpellato da un’autorità e quando interviene dice sempre e solo qualcosa di intelligente e pertinente. Ti domandi perché è lì.

Il nerd: quello che grazie alle sue straordinarie abilità cognitive proporrà un nuovo sistema operativo alla Microsoft o inventerà un Social Network all’avanguardia, vincerà le olimpiadi di matematica o di scacchi, diventerà milionario e rimorchierà una cifra citando musica, letteratura, cinema e teatro di alto livello.

La nerd: non le andrà bene come al suo collega maschio, per il semplice motivo che la società in cui viviamo, tendenzialmente misogina e maschilista, ha serie difficoltà ad accettare una donna intelligente, a meno che non sia sessualmente utile.

(Istituto Tecnico Commerciale e Geometra di un quartiere romano)

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