Le gioie dell’insegnamento ventiduesima

La Grande Bellezza

di Marika Marianello

spinaceto

Per molti gli anni del liceo rappresentano un’epoca mitica che è possibile solo evocare, e con tutta la carica simbolica che i ricordi relativi all’infanzia e all’adolescenza giustamente meritano. E così, con i toni melensi della nostalgia più squisitamente foscoliana e le immagini pastello della melanconia di leopardiana memoria, in tanti rievocano quella fase di vita in cui esisteva solo il presente, l’immediato, la contingenza; quando il passato — l’infanzia — era ancora breve e vicino mentre il futuro si dissolveva in uno sbrigativo “Da grande”. In tanti ricordano dunque, commossi o incazzati, gli spensierati anni delle prime volte: i primi tabacconi, le prime canne, i primi amori, le prime delusioni, le prime scopate, le prime ribellioni all’autorità; l’autogestione, l’occupazione, le assemblee d’istituto, i cento giorni, gli interrail, il malabarismo; il “famo sega?” alle otto di mattina per andare al Parco Campagna, a Capocotta, a Via del Corso, ai Fori Imperiali o tutti a casa di qualcuno; i cilotti, i bong, i funghetti, i du’ scudi e le mezze; i grattini sotto il banco, i compiti di matematica copiati, i foglietti passati, i baci rubati; le corse all’ultimo banco il primo giorno di scuola e i gavettoni l’ultimo; le ricreazioni che duravano mezz’ora e le chiuse in bagno durante i cambi dell’ora; i contest verbali, le imbruttite, le prese di posizione e le risse a mani nude finite quasi sempre più o meno bene. Cinque lunghi, intensi anni che hanno formato, tra gioie e dolori, fino al fatidico, temibile, ineguagliabile esame di Maturità, gli uomini e le donne di oggi. Tra cui tu.

Ciononostante, come tutte le epoche delle grandi bellezze, degli splendori artistici o dei fasti imperiali, anche quella degli epici anni del liceo è tristemente destinata a sfiorire in quelli dell’età adulta, in concomitanza con lo spuntare del dente del giudizio, delle prime rughe, della buccia d’arancia per lei e della stempiatura per lui. E la consapevolezza dell’esistenza delle fucking responsabilità e del tempo perduto chissà dove chissà quando.

Tuttavia per te quegli anni del liceo non si limitano a ricordi sfioriti nella nebulosa di un passato lontano: no, sono vivi e vegeti perché li vedi rivivere in tutto il loro splendore-orrore ogni mattina che entri, da ex studente e da Prof, in quello stesso Liceo dove ti sei diplomata nel 2001, esattamente 15 anni orsono; in quello stesso liceo dove alcune tue professoresse sono oggi tue colleghe; dove Giancarlo, pelato come già allora, sta ancora al bar a vendere le pizzette rosse o con le patate; dove la bidella è sempre Laura; dove le cose sono cambiate in tutti questi anni, restando immobili. Dove ora incarni un modello particolare, quello della ex studente che insegna Spagnolo nello stesso liceo dove lo ha studiato per cinque anni, nel quartiere dove è cresciuta.

E allora ti rendi conto che a volte, a scuola, la tentazione di cascare nel famoso, comodo e paternale “E perché io alla vostra età” è forte, ma d’altronde tu alla loro età cosa? Tu alla loro età, è d’uopo ammetterlo, occupavi quegli stessi banchi, stavi pista di canne già alla seconda, massimo terza ora, non studiavi certo tutti i giorni, ma solo per l’interrogazione o il compito; eri spesso sboccata, irriverente, impunita, arrogante, piena di complessi e alla disperata ricerca di modelli da emulare. Eri un maschiaccio, robusta almeno quanto una quercia secolare, indossavi il bomber, i 501 attillati e gli zatteroni coatti durante il biennio e i pantaloni di velluto a zampa, le doc, duecento piercing e la kefiah durante il triennio.

Ti rendi conto che in generale la tentazione di rifugiarsi nella perdita dei valori è grande e diffusa mentre lontana quella di immedesimarsi. Forse troppo. Perché, si dice, i ragazzi d’oggi sono ignoranti, non leggono, non studiano, non fanno i compiti, sono svogliati, rispondono male. Il ragionare per generazioni è sempre rischioso e sospetto perché scivola facilmente verso definizioni sbrigative e superficiali, non di rado sottilmente dispregiative: e tu, ancora a metà strada tra il bene e il male, laddove non è proprio chiaro dove e chi sia il Bene o il Male, ogni qual volta riaffiora la pirandelliana lotta dei vecchi contro i giovani pensi che “Non è che i giovani d’oggi non abbiano valori: hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a comprendere, perché siamo troppo affezionati ai nostri”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...