Le gioie dell’insegnamento ventunesima

Test d’ingresso

di Marika Marianello

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Ci siamo: la pressione delle valutazioni comincia a farsi sentire. Non ti hanno chiamato ad insegnare, ma a valutare. Qualcuno valuterà te, d’altronde, ti stanno già valutando a tua volta, ti hanno già valutato, è una vita che non fanno altro che valutarti, mortacci loro. Ora tocca a te: puoi riprenderti tutte le rivincite che volevi, quelle che sognavi sin dalle elementari, quando dicevano che eri intelligente, brillante, signora, solo che non sta un attimo ferma. Neanche a casa, puntualizzava ogni volta tua madre. Ancora non esistevano le certificazioni: ’na scimmietta, quindi, ti aveva definito un’insegnante butrillosa e bavosa dalle movenze pesanti e lumacose, simile a un lamantino, quell’animale più comunemente conosciuto come “mucca di mare”. E tu meglio scimmietta che elefante, le avevi risposto. Non ti aveva sospeso perché eri in terza elementare e tua madre aveva alzato le braccia e aveva concluso: Mi dispiace, signora, pure lei se l’è cercata.

La Preside è stata chiara durante l’ultimo minaccioso Concilium: Manca ancora il voto del test d’ingresso d’inglese. Preside è che mi hanno schiaffato qua dentro solo l’altro ieri. ’Sti cazzi, t’ha detto. E quindi il giorno dopo: Allora, ragazzi, test d’ingresso! Cominceremo dalle cose semplici, quelle cose che in Terza Media dovreste già aver assimilato senza problemi, quindi non preoccupatevi. Rivoluzione Farroupilha in classe, pianti e urla di disperazione; minacce con le lame dei temperini, teste sbattute contro le pareti e tempie contro gli spigoli del banco.

Eroicamente distribuisci il compito.

Coniuga il verbo to be, poi costruisci delle frasi come nell’esempio fornito e traducile: I am an English teacher. Io sono un’insegnante d’inglese.

Magicamente: silenzio. Emozionata e commossa, giri tra i banchi.

Studente del primo banco, affetta da strabismo divergente e da fondotinta doré lungo tutto il perimetro del viso, guai a sfumarne un po’ sul collo:

You are an English teacher. Tu sei un’insegnante d’inglese.

She/He/It is an English teacher. Lei e lui è un’insegnante d’inglese.

We are an English teacher. Noi siamo un’insegnante d’inglese.

E via dicendo fino a They.

Ok ragazzi, una piccola delucidazione che pensavo non fosse necessaria: capisco che non sarà facile imparare a pensare con la propria testa, da soli, così, all’improvviso, da un giorno all’altro; capisco che la morsa dell’ansia da prestazione per il voto non vi permetta di imparare né di concentrarvi con serenità, neanche a me, giuro, ma sono sufficientemente giovane e romantica da riporre ancora fiducia nell’essere umano, nella scuola e, soprattutto, in Voi. Approfittatene, perché un altro paio d’anni di precariato, passo i 35 e mi disilludo una volta per tutte. Ce la potete fare, dài: usate la fantasia, se ve n’è rimasta un po’ tra un post e un Like di FB, tra un idolo e l’altro e un selfie e l’altro, e inventante, sì, ho detto INVENTATE delle frasi.

Sguardi attoniti.

Studente del primo banco: Prof. ma It vuol dire Pagliaccio?

Studente di origini cubane, seconda generazione, DSA: Professoressa come facciamo a tradurre senza Google Translator?

Studente DSA con problemi di concentrazione: Professoressa come si dice Siamo?

Studente senza certificato. Solo pigra: A Prof. come se disce Bello?

Dài è facile!

E nun me ricordo.

Va bene, si dice Beautiful.

E Bella?

Uguale: ti ricordi che in inglese non esiste né il genere né il numero per gli aggettivi e che sono invariabili…?

No. E Brutto Prof. come se disce?

Dài, l’ho detto proprio ieri, ti prego, sforzati un pochino.

Torni a casa e ha scritto Bruttiful.

Studente di origini arabe, seconda generazione, PEI: Prof. come se disce StuBido?

Quasi come in italiano, provaci dài.

Torni a casa e ha scritto Stubid.

Studente balbuziente, DSA, occhi verdi e sorriso sciupafemmine, sempre lui: si rifiuta di scrivere. Non c’è verso. N-Non m-m-me la sento oggi, Prof.

Studente Casamonica, viene a scuola perché sennò gli imboccano le guardie a casa e non si sa chi e cosa ci trovano, e perché comincia a fare troppo freddo per passare la giornata al semaforone della Colombo a chiedere gli spicci agli automobilisti: A Prof. come se dice Sei ’na magnapatate?

Lasciate ogni speranza o voi che entrate.

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