Tenetevi il bonus

Il Blog delle CattiveMaestre ospita il contributo di Orlandina Paladina del collettivo di docenti e scrittori Lou Palanca: dal profondo sud, terra di violenta e vulcanica bellezza, ci arriva un racconto sul rifiuto della logica del merito imposta dalla Buona Scuola.

etna

Settembre regala ancora tramonti caledoscopici qui in riva allo Stretto, colori infiniti che riscaldano l’anima e rendono più lieve il rientro al lavoro.
Guai però a dire: finalmente! Tutti attorno ti guardano sbigottiti e ti danno per pazza.
Lo scrivo qui tra queste righe: finalmente!
Finalmente tra poco sarà ancora scuola e mille idee e suggestioni, che hanno accompagnato l’estate, diventeranno lezioni, attività, bellezza da condividere con i ragazzi.
Trilla il gruppo colleghi di what’s up, sarà qualcuno in cerca del passaggio in auto per domani.
In dieci anni di precariato ho girato in lungo e in largo la provincia di Reggio, dalla tirrenica Salerno-Reggio Calabria zeppa di cantieri, alla jonica 106, le cui costanti lapidi mi ricordano la Spoon River di Masters.
Apri il sito della scuola ci sono novità! Gio
Lo sapevo, il nuovo preside avrà cambiato l’orario, oppure visto che l’istituto comprensivo è spalmato su tre plessi e due comuni diversi, avrà cambiato la sede del collegio.
Circolare n.107/2016 docenti destinatari del bonus.

  • Il vice preside, con semiesonero, e sua moglie
  • Il secondo collaboratore del preside, che in classe non ci va mai!
  • La collega, moglie del sindaco.
  • Il docente di Ed.Fisica, abile nel disertare le ore di lezione e sempre pronto alle battute sessiste a doppio senso.
  • Un collega potenziatore, tappabuchi di professione, arrivato a gennaio!

Insomma il pranzo domenicale dalla mamma calabrese è ancora lontano, ma “mi viene il vomito”!
No, non è la canzone del “mio” Vasco, almeno a lui veniva per la droga, ma mi sento così davanti a questa lista della vergogna!
Durante l’anno non ci sono soldi per fare attività con gli studenti, per affittare un pullman e portarli lontano da questo buco di paese nel cuore dell’Aspromonte, per invitare uno scrittore o solo per riverniciare e dare colore alle classi.
Il preside non ha perso tempo: è stato reggente-assente per la maggior parte dei giorni, perché su due scuole, e ha “premiato” chi lo ha servito.
Nessuna invidia, né del ruolo né del danaro, ho dichiarato di rifiutare il bonus e continuerò a farlo, tenetevi il bonus!
Nessuna sorpresa, ma tanta rabbia!
Vorrei urlare come Leonida alle Termopili, ma sarebbe uno choc far saltare giù dal letto la domenica mattina marito e figli che già sopportano di tutto per colpa della scuola.
Di tutto!

Quest’anno dopo un’infinita sequela di scrutini e un’ora di auto nel buio dell’autostrada, sono arrivata trafelata a sera tardi alla torta… e il compleanno era il mio!
Per non parlare delle recite dei miei bambini o dei loro primi giorni di scuola!
Esco sul balcone per l’ennesimo caffè, cerco di sbollire puntando lo sguardo verso l’Etna, il “Gigante” che rasserena le mie albe.
Ma nulla può tranquillizzare la mia rabbia, il mio ruolo tanto agognato macchiato da questa legge iniqua e dal preside che in pieno colloquio per neoassunti parla al cellulare e si allontana mentre sto spiegando il percorso fatto con gli studenti e la tutor.
La scuola in mano ai dirigenti, la chiamata diretta, il ruolo che scompare e anni di lotte e diritti cancellati.
Piango dalla rabbia, mi lattario!
Come abbiamo potuto noi insegnati permettere tutto questo?
Quand’è che abbiamo cominciato a venderci per meno di trenta danari!
Accendo il toscano che ho lasciato ieri sera e alla rabbia si unisce il dolore se ripenso al prezzo che abbiamo pagato per questa fottuta democrazia.
I morti della strage di Piazza della Loggia.
Cinque di loro erano prof, Clementina e Lugi, che allora avevano i miei stessi anni, lei insegnava italiano e latino come me e quel giorno erano insieme come prof. e come sposi per protestare con tutta la scuola contro i rigurgiti fascisti.
Ecco ancora… mi viene il vomito!
I colleghi costretti da un algoritmo a lasciare famiglie, affetti, ad interrompere storie e accettare, prendere o lasciare, un ruolo che faticosamente avevano costruito scegliendo di rimanere in Calabria.

Eppure c’è stato un tempo in cui questo Paese ha creduto nell’istruzione come via per il riscatto sociale.
Scrivo una mail a un collega sgarrupato che condivide le mie idee, è lontano, ma qualcuno dovrà pur stare a sentire il mio sfogo! Sto sclerando! Maledetti!
Per fortuna la sua risposta non tarda ad arrivare:
I poeti hanno sempre le parole!
Rimbaud a tutti i borghesi che tradirono
i sogni della Comune per danaro, titoli, interessi.
Sifilitici, matti, buffoni, re, ventriloqui,
che importanza mai avranno per Parigi puttana
i vostri corpi e l’anima, e i veleni e gli stracci?
Saprà scrollarvi di dosso, putridi di bile!
quando sarete già, sfiniti, lombi morti, a gemere
sulle viscere vostre, a chiedere i vostri soldi,
la rossa meretrice pregna di battaglie
torcerà gli ardui pugni lontano dai vostri stupori. 
Sì, ho bisogno di poesia in questa domenica rabbiosa, ho bisogno di rivolta, perché non può piovere sempre, perché i ragazzi meritano di più e perché abbiamo un referendum e mille lotte ancora per cancellare la follia della loro #buonascuola.
O con lo scudo o sopra lo scudo!

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