Il re nudo della Turchia

turchia reuters15.200 gli insegnanti delle scuole pubbliche sospesi dall’incarico di insegnamento dal ministro dell’istruzione pubblica della Turchia.
21.000 gli insegnanti delle scuole private a cui sta per essere ritirata l’abilitazione all’insegnamento
1.577 i rettori degli atenei turchi invitati esplicitamente e caldamente a dare le dimissioni

Il grafico qui sotto (fonte Reuters) indica al 20 luglio la situazione delle purghe. Nella lista dei colpevoli, al primo posto, tra le epurazioni più numerose, la scuola e l’università, fino a 40.000 “pericolosi” cittadini e cittadine a cui togliere la voce.

Lo scorso giugno il governo messicano ha sparato letteralmente sugli insegnanti in protesta contro la riforma governativa del sistema scolastico.
I numeri salgono. L’angoscia e la rabbia pure.

Vogliamo dare piena solidarietà a tutt* i/le Cattiv* Maestr*.

Non abbiamo certo la pretesa di paragonarci a chi sta pagando anche con la vita, sotto i colpi di proiettili veri e morti reali, la resistenza di una scuola che, in ogni parte del mondo, sia e resti pubblica, che provi a diffondere una cultura critica per resistere ad ogni forma di oppressione, che possa educare le generazioni alla solidarietà e alla diversità, che trasmetta i valori della giustizia sociale e non principi della meritocrazia che piegano le generazioni alla razionalità del mercato.

I docenti di questi Paesi vengono schedati, persino eliminati per il semplice fatto di non essere compiacenti con il regime.  Ogni dittatura parte dall’attacco alle menti critiche.

Ogni dittatura normalizza i saperi, attaccando le scuole di ogni livello, le università, le persone che studiano e ricercano e talvolta questa operazione viene compiuta ricorrendo ai mezzi più violenti, come le epurazioni di massa in Turchia o gli omicidi di stato in Messico.

Ci siamo chieste in cosa può consistere in questo caso una pratica di solidarietà attiva. Pensiamo che attraverso il nostro lavoro quotidiano possiamo condividere e analizzare con i nostri studenti ciò che sta accadendo intorno a noi. In fin dei conti affrontare determinati temi in classe è uno dei modi per rifiutare la concezione neutrale del sapere riaffermata dalle ultime riforme scolastiche.
C’è una logica che insegue il profitto.
Ce n’è un’altra che insegue la libertà di insegnamento.

Le Cattive Maestre, esprimono piena solidarietà a tutti quei colleghi messicani e turchi che stanno pagando il prezzo più caro.

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