Valutati e valutatori

13315530_1103281876377166_2259110943632795608_nSul concorso si è già detto e scritto molto: sui requisiti di accesso che lo precludevano ai non abilitati, sulle commissioni esaminatrici precettate, sottopagate e cambiate innumerevoli volte e ovviamente sull’assurdità del semplice fatto di essere stato bandito.
Ora del concorso non parla più nessuno, eppure migliaia di precari rimangono in attesa, non solo di sapere se l’anno prossimo o mai più insegneranno, dopo anni di lavoro nella scuola pubblica, appesi alle procedure lente e ambigue del Ministero, ma senza neanche il diritto di sapere cosa succederà loro da qui a poche settimane.

Quando il concorso è cominciato la realtà ha superato l’immaginazione: le prove scritte si sono svolte in sedi assegnate tramite algoritmi, costringendo molti docenti a percorre centinaia di chilometri, in un periodo dell’anno scolastico già assai impegnativo. Sedi fissate, poi disdette e ricambiate, alberghi prenotati, voli e treni cancellati, salti mortali doppi e tripli.  Una prova scritta con domande tra l’incomprensibile e il grottesco, con tempi di risposta da dattilografe professioniste. Le griglie di correzione uscite a posteriori, senza potersi un minimo orientare su come impostare la propria risposta.
Inoltre, i risultati degli scritti non si  sapranno prima di aver svolto anche la prova di laboratorio, con il rischio di scoprire che la prova non sarà valida perché non si ha raggiunto la sufficienza allo scritto.

E far anche coincidere il concorso con gli esami di Stato, insieme agli studenti, oggi impegnati nella Prova nazionale Invalsi come  prova scritta dell’Esame di terza Media, gettati nel tritacarne dei meccanismi di merito e valutazione ormai protagonisti nella Buona Scuola renziana che non tiene conto della qualità dei processi di apprendimento/insegnamento e usa le categorie del mercato per valutare la “performance” senza tener conto del contesto, che riduce le risorse, taglia posti di lavoro e affida a privati o al lavoro gratuito delle associazioni di volontariato il delicato compito di educare.

Pubblichiamo con piacere il contributo che ci arriva da un collega 
insegnante di matematica e scienze alle scuole medie, che racconta il paradosso di migliaia di precari che in questi giorni si trovano contemporaneamente nel ruolo di valutati e valutatori.

“I docenti precari che in questo periodo stanno svolgendo il concorso hanno subito finora una serie di vessazioni ed umiliazioni che sono andate a ledere la dignità di chi da anni ha contribuito in modo vitale al regolare funzionamento degli istituti scolastici e alla stessa reputazione di quel ministero che riporta nel suo nome il riferimento all’istruzione. Termine, quest’ultimo, che sta diventando sempre più solo di facciata in quanto non si sostanzia in una politica attenta alle esigenze di chi impara e all’esperienza, preparazione e dignità di chi insegna.

In questi giorni stanno uscendo  le date per lo svolgimento della prova pratica per la A028, ovvero Matematica e Scienze [N.d.R.]. Un minimo di buon senso avrebbe suggerito di non far coincidere tale impegno con quelli numerosi di coloro che si apprestano  a far sostenere gli esami di fine ciclo.

Purtroppo il buon senso e la conoscenza del mondo della scuola sembrano essere inversamente proporzionali alla piramide di responsabilità di coloro che hanno proposto, organizzato, gestito e attuato questo concorso. Cosa dovremmo fare noi docenti quando ci sarà da decidere tra la prova del concorso e la regolare conclusione 
dell’anno scolastico? E come ci dovremmo sentire quando sapremo che i nostri ragazzi stanno affrontando il loro esame senza il docente di riferimento? E ritiene davvero giusto il Ministero togliere alle scuole molti dei propri docenti proprio in un momento così delicato?

Nessuno di noi precari nel proprio lavoro peccherebbe di tanta disorganizzazione o addirittura prepotenza e arroganza. La politica in questi ultimi mesi ha dimostrato, come se ce ne fosse bisogno, una totale mancanza di rispetto verso una categoria che contribuisce in modo tanto essenziale alla maturazione dei futuri cittadini responsabili.

Tutto ciò che viene chiesto a noi docenti è stato totalmente disatteso nei nostri confronti e il livello di preparazione o la quantità e qualità di titoli posseduti da gran parte dei corsisti rimane una utopia per chi governa il mondo della scuola.”

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