Le gioie dell’insegnamento decima

Gli scritti

di Marika Marianello

wonder woman

Ci siamo. Sono mesi che aspetti e che ti prepari: hai affrontato innumerevoli ostacoli per arrivarci, innumerevoli prove, scritte e orali, con la preside, il vicepreside, la coordinatrice, le colleghe, le segretarie, gli assistenti sociali, i genitori, i ragazzi e la bidella. Ce l’hai fatta: ti hanno ammesso, hai quasi portato a termine la tua nobile missione dell’insegnamento vocato. Ci hai un’ansia da prestazione da guinness dei precari, da debutto alla Scala di Milano, da esordio sul grande schermo, un’ansia rinnovabile ed ecosostenibile che ti farà cambiare il mondo, la scuola e il ministero, e che soprattutto segnerà per sempre la carriera dei tuoi amati studenti.

Perché parliamoci chiaro: l’esame di terza media è una delle cattiverie più grandi che si possa infliggere a un ragazzo tredicenne e alla supplente che per caso si è ritrovata catapultata nei misteriosi ingranaggi della pubblica istruzione senza capirci un cazzo. Sei vicina al traguardo, sei nel rettilineo finale, mancano poche manciate di metri, tutte in salita, ovviamente, non hai più un filo di fiato, hai i crampi in tutto il corpo, sei un bagno di sudore, le ascelle che ti piottano e la fatica che ti annebbia la vista, ma: ma intravedi il nastro, la luce, la fine del tunnel, l’ultima firma sul verbale, l’ultima campanella, l’ultimo gavettone. Porti sulle spalle tutto il peso della responsabilità che il tuo ruolo istituzionale ti conferisce, ma sai che ne è valsa la pena, perché TU vali, TU meriti, TU sei qualcuno. Te lo ripeti come un mantra mentre ti batti il petto con il pugno, dopodiché, finalmente, ti aspettano quelle che alcuni si ostinano a chiamare ferie, quando TU sai benissimo che non si tratta di ferie ma di tanta immeritata disoccupazione. Otto mesi di scuola pubblica e guardati: sei un fiore che è cresciuto nel cemento dei ponti del Laurentino 38, hai la gobba, i complessi d’inferiorità, l’ansia da abilitazione, frustrazioni e depressioni varie, i capelli bianchi, le coliche e i tic nervosi. Renzi sarebbe davvero orgoglioso di te se ti vedesse. È per questo che decidi di mandargli un selfie, sai che lui apprezza queste modalità comunicative da teenager con l’iPhone.

Sei pronta, così, guerriera, come la Buona Scuola ti vuole: perché l’insegnamento è una missione, di guerra e pace, e gli insegnanti i guerrieri. I supplenti, degli sfigati incredibili.

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