E se la Prof è lesbica?

Intervista a Cristina Gramolini, Segreteria Nazionale Arcilesbica Milano

BANKSY cla

Quando parliamo di genere, omosessualità e omofobia a scuola diamo spesso per scontato lo sguardo che l’adulto rivolge verso gli altri adulti, prima che su ragazze e ragazzi. Le Cattive Maestre, che provano a interrogarsi sul fare scuola anche a partire dal proprio sé, si sono chieste: e se la prof dunque fosse lesbica? Sì, la prof, il corpo che ci hanno insegnato/imposto di vedere come materno e femminile canonico ad ogni costo. E se tu avessi una collega lesbica? E se tu fossi una prof lesbica?

Cattivamaestra yellow ha deciso di intervistare una professoressa che è anche lesbica ed anche dichiarata ed anche attivista. Andiamo nella tana del lupo a scoprire che pelo ha, togliamoci gli occhialetti dorati del buonismo e poniamoci qualche domanda sulle discriminazioni di genere tra adulti, che vengono riversate poi tra i banchi, magari urlando come il soggetto di Munch al primo “frocio” pronunciato da un quattrordicenne contro un suo amico. Ci siamo barricati per troppo tempo dietro il bullismo omofobico, dietro la violenza verbale e fisica dei “piccoli”. E noi adulti come siamo? Poniamoci questa domanda in un momento storico in cui il parlamento approva una legge sui diritti civili che sembra la copia sbiadita di quel che si chiedeva e si voleva, una lista della spesa senza pane e senza rose, probabilmente.

Ciao Cristina, da quanto tempo insegni e cosa insegni? In quale scuola?

Insegno dal 1992, in ruolo dal 1999 a Cernusco sul Naviglio (MI) in una grande scuola di 1500 studenti, le mie classi sono di liceo linguistico

Hai fatto coming out a scuola? Vuoi raccontarci come è avvenuto? Con chi hai cominciato?

Ho fatto molte volte coming out, la prima volta è stato da supplente perché una classe ha chiesto il mio parere sul voto del Parlamento Europeo che raccomandava agli stati membri di equiparare la condizione giuridica dei cittadini omosessuali a quella degli eterosessuali (1994): ero riluttante e preoccupata, ma non ho voluto rispondere come se fossi una etero progressista, cosi’ ho detto che la cosa mi riguardava personalmente. E’ stato molto scioccante per me, non avevo messo in conto di fare coming out, anzi ero abituata a proteggere le informazioni su di me.

Ci sono state reazioni particolari da parte dei ragazzi / colleghi / genitori?

Niente di particolare, nonostante mi aspettassi qualche catastrofe: ragazzi curiosi e amichevoli, colleghi e genitori muti.

I ragazzi dunque sono pronti a parlare di certi argomenti, il problema vero sono gli adulti?

Sì.

I colleghi di Religione Cattolica: in che rapporti è con loro questa prof lesbica?

Sai che loro cercano sempre di dimostrare che sono buoni, ma a me non interessa essere accolta da loro e nonostante i sorrisi non dimentico, per dirne solo una, che la curia di Milano ha chiesto ai prof di religione di raccogliere i nomi dei professori che si occupano di gender, insomma di schedarli ; non mi interessa per niente fare cose con loro.

Cosa pensi sia cambiato grazie al coming out, a scuola? Ci racconti un po’ della tua esperienza precedente? Cosa ti ha frenata / perché ti sei sentita tranquilla di poterlo fare?

Il coming out è duro e ansiogeno finché non lo fai e subito dopo averlo fatto, ma poi è una liberazione, si può finalmente vivere senza l’assillo di essere scoperte, senza paura, ed è giusto cosi’, visto che non c’è niente di male e dunque niente da nascondere. Non l’ho dichiarato subito, ancora adesso lo faccio se necessario, cioè se qualcuno mi chiede ad esempio se sono sposata o cosa penso dei diritti gay o simili; non faccio coming out senza occasione. Prima mi frenava la paura di non poter più gestire la situazione, la paura di attirarmi conflitto e aggressività: ora non lo dico se non c’entra e poi ora sto nella stessa scuola da tanti anni e lo sanno tutti.

In sala prof: fino a prova contraria siamo tutti etero. Quanto credi sia stata realistica questa affermazione nella tua carriera?

I prof lgbt si vedono, cioè io li riconosco, ma se non vogliono dire niente neppure a me (capita) non li costringo, cioè non mi impongo dichiarandomi con loro.

Come hai vissuto il periodo in cui eri “velata”, ovvero quella fase in cui a scuola, tra colleghi, nessuno conosceva il tuo orientamento sessuale?

Quando ero velata, a scuola o altrove, sentivo di avere qualcosa da nascondere, che era necessario nascondere perché gli altri non avrebbero capito, così pensavo. Poi ero più scostante che mai, perché volevo evitare domande personali. Penso che essere velate renda antipatiche per tenere lontano gli indiscreti.

Che ruolo ha giocato dentro di te il reprimere la parte di te relativa al tuo orientamento sessuale?

Mi ha reso più arrabbiata ma meno serena, ora sono meno arrabbiata a priori e più serena

C’è stata una occasione in cui un/una collega ha dato per scontato che fossi eterosessuale, come hai reagito?

Un collega mi ha chiesto se ero sposata e gli ho risposto che no, non c’è la legge in Italia che mi permetta di sposare la mia fidanzata.

Il corpo lesbico cosa si porta di bello in classe, nei corridoi, nei consigli di classe, oltre alla fatica, nella scuola italiana, di essere un corpo denso di significato, per sua natura?

E’ un corpo il cui comportamento infrange le norme di genere, se non è nascosto s’intende: dice che una donna può venire meno alle aspettative consuete, non essere votata all’attenzione maschile, porsi in modo imprevisto e un po’ spiazzante e così consente di pensare a modi inediti di essere, non stereotipati, e per questa via li rende possibili anche ad altre persone

Come inciderà la Buona Scuola sulla omosessualità del prof, sulla sua libertà di espressione in merito a queste tematiche?

Ovunque c’è potere sui lavoratori, c’è meno libertà di essere se stesse; qui la libertà di insegnamento è a rischio

Il nuovo comitato di valutazione, della Buona Scuola, non potrebbe certo valutare il tuo orientamento sessuale, di cosa ti preoccupi?

Mi preoccupa il modello privatistico che si fa strada nella scuola e nella fattispecie il comitato di valutazione è un penoso prodromo di ufficio personale, io ho rifiutato di votare i candidati che si sono proposti di entrarvi.

 

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