Perché non ho fatto domanda per lo straordinario piano assunzioni

di Enrica

bartlebyDocenti abilitati e spesso con molti anni di esperienza dovranno cimentarsi tra pochi giorni con un concorso abbastanza demenziale. Demenziale per tanti motivi: seleziona persone già selezionate, offre a quelle persone già selezionate un posto di lavoro sul quale già stanno lavorando da anni, intende creare una lista di persone da assumere con persone che sono già in una lista di persone da assumere. Organizzazione frettolosa, programmi poco chiari che lasciano grande spazio all’interpretazione – per ogni interpretazione le case editrici hanno proposto un manualone da acquistare – liste dei candidati e delle candidate prima in ordine di età, poi in ordine alfabetico, poi chissà.

Quei docenti e quelle docenti che dovranno sostenere il concorsone demenziale giustamente si oppongono e giustamente chiedono di essere assunte senza alcuna selezione, perché di selezioni già ne hanno fatte molte. Chiedono di essere assunte scorrendo le liste che già ci sono, proprio come è stato per i docenti delle GAE.

Tra le tante liste in cui sono inseriti docenti le GAE, Graduatorie a Esaurimento, sono le più ambite, perché appunto sono destinate a esaurirsi. Le GAE sono state oggetto dello straordinario piano assunzioni del governo Renzi. Da allora le graduatorie a esaurimento, che contengono docenti abilitati con i percorsi SSIS o con concorso, sono diventate l’oggetto del desiderio di tutti quei docenti inseriti nelle altre liste, quelle escluse dal piano assunzioni. Proteste, manifestazioni, scioperi e la richiesta di entrare in GAE, quel paradiso dove prima o poi l’assunzione arriva. Le categorie escluse dallo straordinario piano assunzioni lamentano la loro esclusione e ritengono i docenti delle GAE tanto fortunati.

Io sono fortunata, sono una docente delle GAE, quel paradiso dove prima o poi l’assunzione arriva.

Lo straordinario piano assunzioni riguardava anche me, ero lì nelle liste fortunate. E ci sono ancora. Sono ancora in GAE perché lo straordinario piano assunzioni non era affatto straordinario, era un vile ricatto, una truffa, una lotteria. E io ho scelto di non partecipare. “Tu sei tanto fortunata – mi dicevano – tu rientri nel piano assunzioni, noi invece stiamo protestando, vogliamo entrarci anche noi!”

Sono veramente fortunata? Dovevo mettere la mia vita a disposizione totale di un algoritmo segreto, infatti il piano straordinario prevedeva che l’assunzione non avvenisse nella provincia di inclusione delle GAE, ma in una delle 100 province che avrei dovuto inserite in ordine di preferenza.

Pensavo: “Cosa faccio? Non posso spostarmi, voglio scegliere io dove vivere. Flessibilità? Cavolo, ma potrei finire ovunque!” Questa super delocalizzazione di massa veniva presentata dal governo come una straordinaria opportunità dietro la quale si nascondevano tanti altri diritti negati, persi, calpestati. Ho passato un’estate a fare calcoli: “Forse riesco a rientrare in provincia, o forse no, come sarà mai l’algoritmo di assegnazione dei posti? Se mi mandano lì quanto costerebbe l’affitto? E i treni, ci arrivano i treni?”

Con me a fare i calcoli c’erano tanti colleghi e colleghe. Una solidarietà nata spontaneamente, improvvisamente ti sentivi vicina a tanti sconosciuti che condividevano le tue stesse paure. C’era chi non voleva separarsi dai figli, chi aveva il mutuo, chi non poteva permettersi un affitto, chi non voleva lasciare il mare. Mi colpì un messaggio sui social di una collega preoccupata per i suoi gatti: avrebbe potuto portarli dietro con sé in caso di trasferimento? Ho pianto per quella collega e per i suoi gatti, per quel disorientamento davanti a quella perdita di quotidiano.

E il mondo fuori non capiva, ci stavano “offrendo” il ruolo e il ruolo non si rifiuta mai, per nessun motivo. Il mio rifiuto personale diventò politico.

“Non puoi pensare di risolvere il problema del marito impotente castrando il marito” mi disse il sindacalista quando gli spiegai che io ero contro la Buona Scuola di Renzi e non mi sarei piegata al suo ricatto, avrei rifiutato di fare la domanda di assunzione. “Fai la domanda che poi si aggiusta tutto”, mi disse il sindacalista. E così decisi che dal sindacalista non sarei più andata.

Alla fine in tanti e tante quella domanda l’hanno fatta. Adesso stanno cercando di cambiare le regole per non partire, per non lasciare i figli, la casa con il mutuo, il mare e i gatti. Io e pochi altri e altre siamo rimaste in GAE, quelle liste dove tutti e tutte vogliono entrare perché prima o poi l’assunzione arriva. Ma a che prezzo?

Il piano straordinario faceva straordinariamente schifo. Perché non era obbligatorio farlo così, con la fase 0, la fase a, la fase b, la fase c, con l’algoritmo segreto e le 100 province da scegliere, a mezzanotte ricevi una mail e scopri la destinazione. Non era obbligatorio farlo così, ma l’hanno fatto così, per svilirci, per piegarci, per indebolirci, per spedirci una a Milano, una a Pavia, uno a Treviso, come tante monadi senza più relazioni, senza più forza e voglia di combattere. Perché se abbiamo accettato questo dispositivo di potere che è stato il piano assunzioni, se abbiamo accettato di mettere le nostre vite a disposizione dell’algoritmo segreto, allora siamo disposti ad accettare tutto: il dirigente potenziato, il comitato di valutazione, l’alternanza scuola lavoro, i fondi alle paritarie, e pure il concorsone demenziale. Isolati/e e senza più forza non lottiamo più insieme, al massimo facciamo ricorso ognuno/a per sé.

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