Odissea precaria

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odissea precaria pacmanIn questa intervista fra cattive maestre si raccontano le vicissitudini di una docente abilitata, tra i tantissimi precari, più di centomila, che, nonostante gli anni di insegnamento nella scuola, sono stati completamente ignorati dal piano assunzioni del governo Renzi e a cui ora, dopo vari percorsi abilitanti, normati per legge e costati soldi e anni di studio, viene imposto di sottoporsi ad un altro concorso.

Che cosa insegni e da quanto tempo lavori nella scuola come precaria?

Sono laureata in scienze biologiche e insegno da 6 anni matematica e scienze nelle scuole medie, ma ho ricevuto qualche convocazione anche per le scuole superiori, dove però non ho mai lavorato.
Per i primi tre anni, visto che le SSIS, le scuole biennali di specializzazione per l’insegnamento, erano state abolite nel 2008, ho insegnato da laureata in terza fascia, la categoria a cui appartengono i docenti con titolo di studio ma senza abilitazione.
Successivamente sono stati aperti i percorsi abilitanti e così è cominciata l’odissea.

Come si è svolto il tuo iter di abilitazione?

Il primo dei percorsi abilitanti che ho affrontato era il TFA (tirocinio formativo attivo), il quale prevedeva dei quiz preselettivi. Ho studiato moltissimo per superare la selezione, perché ho partecipato per due classi di concorso: matematica e scienze alle medie, e scienze alle superiori.
Ma quello a cui mi sono iscritta era il primo ciclo di TFA, quindi non avevo materiale per fare confronti e uno studio più mirato. I quiz che uscirono furono completamente casuali e confusionari: domande di livello universitario per matematica e di livello elementare per scienze. Era ovvio che i questionari erano stati preparati senza un minimo di omogeneità, organicità e obiettività.
Alla fine, per la mia e per altre classi di concorso, il Miur fu costretto a rivedere una buona percentuale delle domande (e delle risposte), perché poste in maniera scientificamente errata. Non superai la preselezione per le scuole medie per una sola risposta sbagliata, mentre superai quella di scienze per le superiori. Quindi quell’anno decisi di fare il TFA per scienze alle superiori, e l’anno successivo ebbi la possibilità, avendo raggiunto 36 mesi di servizio, di accedere, per le scuole medie, ad un altro percorso abilitante, il PAS, ennesimo acronimo che sta a significare “percorso abilitante speciale”, pensato per quei docenti non abilitati che però insegnavano nella scuola da almeno 3 anni.

Hai trovato difficile ottenere l’abilitazione in questo modo?

Entrambi i percorsi abilitanti sono stati faticosi e impegnativi.
La mattina andavo a scuola ad insegnare, terminato il lavoro entravo in un’altra scuola per fare le ore di tirocinio, uscita dalla scuola andavo all’Università a seguire le lezioni in presenza, oppure tornavo a casa per seguire lezioni on line o partecipare alle piattaforme condivise.
Il percorso è stato anche affascinante, per il gran numero di colleghi con cui mi sono confrontata e per alcuni aspetti didattici che sono riuscita a mettere a fuoco, ma i sacrifici che ci hanno richiesto sono stati davvero tanti. Entrambi i percorsi, TFA e PAS sono stati difficili: nel primo la selezione all’ingresso e le ore di tirocinio, nel secondo gli esami delle materie scritte e orali.
La diatriba che c’è tra gli abilitati dei due diversi percorsi è insensata, sono stati entrambi percorsi formativi faticosi e non ci è stato regalato nulla.
Non sempre le lezioni all’Università hanno saputo rispecchiare le esigenze e le difficoltà di un professore della scuola dell’obbligo, quindi a volte sono state meno efficaci di quello che mi sarei aspettata e soprattutto di quello di cui avevo bisogno.

Attualmente che tipo di incarichi ricevi? Spezzoni? Salti di scuola in scuola?

Ricevo gli incarichi in genere a settembre, spesso fino ad avente diritto, ovvero fino all’arrivo del docente che per punteggio ha diritto a quel posto, ma che ad anno scolastico già iniziato non è ancora stato inserito correttamente in graduatoria. Questa prassi consolidata avviene perché sono altrettanto consolidati da parte del MIUR i ritardi negli aggiornamenti delle graduatorie.
Più di una volta mi è capitato di dover cambiare scuola ad anno scolastico cominciato, con tutti i problemi e le frustrazioni e il carico di lavoro aggiuntivo che ha comportato. Per non parlare del carico affettivo e di tutte quelle relazioni che faticosamente un precario crea e stabilisce nel primo mese di scuola, senza sapere se potrà rimanerci.
A settembre è una giostra, basta accettare o rifiutare una convocazione qualche ora prima o dopo, e ci si sposta come pedine di una dama … quando si entra in classe il primo giorno spesso si è già distrutti.
Nonostante questo, per ora ho lavorato sempre fino alla fine dell’anno scolastico. Infatti, nella mia classe di concorso c’è molta necessità di insegnanti, cosa che rende ancora più assurdo il fatto di doversi sottoporre ad un’altra selezione col concorso.

Perchè non sei rientrata nel piano assunzioni della 107?

Le assunzioni previste dalla Buona scuola hanno riguardato solo chi era già inserito nelle GAE (Graduatorie provinciali ad esaurimento) o chi aveva superato un precedente concorso pubblico per la scuola. Tempi e modalità di assunzione sono stati diversi: persone abilitate attraverso un concorso 15-20 anni fa e che non avevano mai insegnato sono stati catapultati in classe; oppure nella terza tornata di assunzioni, quella chiamata “fase C” sono stati mandati a chilometri di distanza da casa.
Noi precari storici che lavoriamo da anni, abilitati o pluriabilitati di Stato nelle Università italiane, non siamo stati ritenuti degni di rientrare nel piano assunzionale e ora ci vogliono selezionare di nuovo con un concorso farraginoso, ingiusto e iniquo.

Quale poteva essere l’alternativa?

Avrebbero potuto utilizzare i nostri titoli e punteggi e fare un concorso per soli titoli o creare una graduatoria provinciale sulla base dei punteggi e assumerci per scorrimento, sulla base delle reali esigenze delle scuole, cioè su numeri e posti ragionati, veritieri, incrociati.
Avrebbero potuto garantirci una stabilità semplicemente sulla base di quei titoli che a settembre ci permettono di entrare nelle classi, di insegnare, educare, promuovere e bocciare. La scuola utilizza da anni la nostra professionalità, ma il Ministero non vuole garantirci un posto fisso. Ci sono molte classi che all’inizio dell’anno scolastico non hanno il docente di ruolo, così veniamo chiamati noi e, mentre nelle segreterie si consuma il balletto delle convocazioni, si vedono passare gli ex-alunni un po’ cresciuti che sussurrano: “sta da noi anche quest’anno prof?”

Nonostante tutto parteciperai a questo concorso?

Farò il Concorso sperando ancora che il Governo faccia dietro-front e che ci prospetti altre possibilità di stabilizzazione. Non imparerò nulla di nuovo, toglierò solo tempo ai miei alunni e al mio lavoro quotidiano in classe.
Verrò valutata senza conoscerne i criteri, verrò umiliata in quanto il MIUR arbitrariamente ha scelto di far valere moltissimo alcuni titoli e zero altri titoli. Per esempio ci chiede di possedere competenze digitali, ma le certificazioni informatiche non daranno punteggio.
Ci chiede di essere piuttosto bravi nelle lingue, ma verranno valutate solo le certificazione linguistiche di altissimo livello.
E mentre sfoglio i miei attestati e cerco di soffocare la frustrazione, racimolando briciole di punteggio, mi risuonano le parole di un genitore che mi dice che il figlio da qualche mese viene a scuola volentieri e che si è trovato bene col mio metodo e con quello di un collega precario arrivato quest’anno.
“Porterete la classe fino agli esami di terza, vero?”

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3 thoughts on “Odissea precaria

  1. Ciao, da docente inserita in gae che ha scelto volontariamente di non produrre domanda per il piano di assunzione previsto dalla legge 107 mi preme sottolineare una cosa. Il piano assunzionale del governo è stato assurdo, demenziale e punitivo. Il suo problema non risiedeva tanto nell’esclusione di alcune categorie di docenti ( seconda e terza fascia) era piuttosto di natura strutturale. Per dirla più semplicemente avrebbe fatto schifo anche con l’assunzione di altre categorie di docenti, perchè le assunzioni sono avvenute sotto ricatto e a condizioni peggiorative (perdita di titolarità).
    IO ho rinunciato volontariamente a quell’assunzione per motivi personali e politici e mi preme riportare l’attenzione sull’ingiustizia del piano assunzionale in sè, dal momento che mi sembra solitamente essere criticato per motivi accessori ( esclusione di alcuni docenti) e non in maniera assoluta come meriterebbe.

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    1. Grazie mille Enrica per il commento. Quest’intervista si concentra sull’assurdità del concorso a cattedra e non abbiamo effettivamente approfondito l’argomento assunzioni ma condividiamo in toto la tua opinione sul piano assunzionale, come abbiamo avuto modo di ribadire durante le operazioni delle varie fasi.
      Se hai voglia di scrivere un testo sulla tua scelta personale di non partecipare saremo liete di ospitarlo sul blog!

      Mi piace

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