Da quando ci siamo innamorati

di cattivamaestra pink

vintage_grilled_cheese_ipad_heaBilancio:  /bi·làn·cio/  sostantivo maschile
• Documento in cui si riassume una situazione contabile in un determinato momento oppure il movimento di particolari operazioni economiche.
• La situazione finanziaria determinata dal rapporto fra le entrate e le uscite.
• Il confronto fra gli aspetti positivi e negativi di un’attività.

Quest’anno per me è l’anno di prova.
Dopo aver vinto l’ultimo concorso del 2012 sono stata assunta, ma per passare in ruolo devo affrontare un percorso di formazione lungo il quale mi accompagneranno un tutor e il Dirigente Scolastico, e alla fine del quale dovrò presentare e discutere una relazione sulle esperienze e sulle attività svolte. Il Comitato di Valutazione mi esaminerà ed esprimerà il suo parere per la conferma in ruolo.

Il percorso si apre con un primo bilancio delle competenze professionali secondo un modello digitale gestito da un’importante istituto di ricerca educativa sulla piattaforma on-line.
La piattaforma è chiara, ben organizzata, molto intuitiva, e orientarsi è piuttosto semplice. Occorre solo seguire le istruzioni e compilare i campi richiesti. Tutto è bianco e luminoso, le foto sono nitide e ispirano un’idea di modernità e innovazione, un’idea di scuola nuova e all’avanguardia, dove insegnanti giovani e sorridenti insegnano a bambini felici raccolti tutt’intorno a loro.
Una dettagliata organizzazione che offre rassicuranti riferimenti da seguire.
Ma c’è qualcosa che non mi convince, non capisco cosa, qualcosa che mi fa sentire a disagio ma che non riesco a spiegare. Non manca niente, eppure qualcosa sembra che sfugga.

Il mio anno di prova è iniziato in una seconda elementare di una zona periferica di Roma. Molti alunni, molte colleghe, molte nuove consuetudini e regole da conoscere. Una materia mai insegnata prima, l’italiano, tutta da programmare. Molti immancabili “casi difficili”. E l’eredità del maestro della prima, di cui ho preso il posto perché si è trasferito, che bambini e genitori rievocano spesso con nostalgia o con pretese di continuità metodologica.
Il bilancio delle competenze che dà avvio alla formazione del nuovo insegnante prevede tre aree: la didattica, la partecipazione alla vita scolastica, la professionalità. Ciascuna area è suddivisa in descrittori a cui sono affiancate delle domande guida.
In 2.000 battute bisogna argomentare la propria riflessione rispetto ai livelli di competenza percepiti.

Dopo il bilancio occorre relazionare due attività didattiche svolte.
I materiali didattici a disposizione dei docenti per la formazione sono proposti dall’Indire e dal movimento delle Avanguardie Educative, selezionati dalla raccolta Scuola Valore e dalle esperienze più significative di trasformazione della scuola italiana.
Le aree di ricerca sono: formazione, innovazione, miglioramento, analisi del sistema scolastico e tecnologia.
I progetti: CLIL, Didatec, DSinrete, Edoc, lingue, scuolavalore.
I modelli formativi per supportare il cambiamento delle pratiche professionali: indagare la dimensione metodologica e tecnologica, sperimentare vari metodi di ricerca-formazione per la costruzione di percorsi di formazione, come ad esempio i Massive Open Online Courses (MOOCs), Personal Learning Environments (PLE).

Ogni volta che accedo alla piattaforma mi perdo tra tecnicismi, neologismi e inglesismi alla disperata ricerca di qualcosa che assomigli al fare quotidiano del lavoro in cui mi sono infilata, di qualche elemento che mi permetta di entrare davvero nella riflessione pedagogica a partire dall’esperienza a scuola.

Cerco a lungo tra le varie pagine on line la parola relazioni o almeno un accenno alla complessa dimensione affettiva che tanto è difficile affrontare in classe, soprattutto per noi insegnanti alle prime armi.
Trovo finalmente tra i “sette orizzonti di Avanguardie educative” la parola rapporto: investire sul “capitale umano” ripensando i rapporti (dentro/fuori, insegnamento frontale/apprendimento tra pari, scuola/azienda).
Nella mia mente si insinua un inquietante collegamento con altre tre parole già note: informatica, inglese, impresa.

La situazione che mi trovo ad affrontare ogni giorno è complicata e faticosa.
I bambini sono 24, alcuni dei quali rientrano nelle famose categorie cliniche-diagnostiche che permettono a noi insegnanti di assegnare un nome al problema che il bambino porta in classe: un autistico con sostegno, un ADHD, un DSA con dislessia e varie difficoltà di apprendimento non certificate, all’interno di una classe agitata, disordinata, intrisa di conflitti tra genitori, tra insegnanti e tra alunni.
A volte, quando torno a casa, piango per la frustrazione e la solitudine.
All’inizio i bambini erano diffidenti: mi hanno studiata, messa alla prova e sfidata come fanno sempre con qualcuno di nuovo che non conoscono, chi con le trasgressioni alle regole stabilite, chi con indifferenza o disattenzione rispetto a quanto proponevo, chi semplicemente con il silenzio e la distanza.
Nell’incertezza di quel terreno sdrucciolevole, mi sono attenuta pedissequamente ai programmi e alle istruzioni generali, cercando di improvvisare il meno possibile e di concentrarmi sulle materie così come sono descritte nelle guide.

Nel frattempo provavo a studiare ogni giorno le caratteristiche di questi bambini per capire come comportarmi, alternavo severi rimproveri a complimenti incoraggianti, perdevo tempo ad ascoltare i loro litigi, i pianti, i conflitti e li spronavo a parlare e a parlare, ostinandomi a trattare ciascuno come fosse l’unico ma pur sempre parte di un gruppo.
Mi sono concessa molti piccoli momenti di chiacchiere e di gioco fuori orario per sapere cosa facevano nelle loro vite e rendermi piacevoli quelle ore condivise. Non mi sono preoccupata di rimanere seria, suscitando risate che hanno sancito la possibilità di divertirsi insieme. Ho tirato fuori dettagli della mia di vita fuori la scuola che hanno suscitato stupore e hanno alimentato fantasie e curiosità: maestra ma è vero che hai la moto? Maestra ma tu fai pure la cantante? Ci fai vedere i video? Lo sai che disegni bene?

Dopo qualche mese di vita insieme, poco a poco ho visto gli sguardi di questi bambini, uno alla volta, rivolgersi verso di me.
Mi sono innamorata di ognuno di loro. E ognuno di loro si è innamorato di me. Come ogni allievo si innamora del suo maestro e desidera che lui lo guardi, lo riconosca e gli dica che è capace.

Da quando ci siamo innamorati i quaderni dei bambini sono diventati più ordinati, come se ci tenessero a dimostrarmi che avevano fatto un buon lavoro. Hanno accettato di buon grado ore di noiosissima grammatica sviluppando poco a poco la capacità di riflettere sulla lingua e sul suo uso. Hanno capito come si fa ad entrare dentro una storia, dentro i discorsi, dentro le parole, anche se richiede tempo e alcune volte fatica. Hanno iniziato a voler raccontare quello che avevano nella testa ricercando le parole esatte per esprimersi al meglio.

Comincio a focalizzare il mio disagio rispetto al bilancio delle competenze e al percorso di formazione. Mi sembra che ci sia molta distanza tra le difficoltà che trovo a scuola e le risposte che il nuovo modello di formazione per il nuovo insegnante della nuova scuola mi offre. Potrò imparare ad usare la LIM e a navigare in ambienti digitali per la condivisione di materiali didattici, ma mi chiedo se mi aiuteranno a cogliere la complessità delle soggettività che si intrecciano nelle relazioni umane dentro la scuola, se mi daranno i linguaggi per comprendere i codici di contesti culturali e sociali in continuo cambiamento e i vissuti personali che ognuno porta in classe, quelli facili e quelli difficili.

Mi chiedo a quale piattaforma digitale potrò rivolgermi quando sarò presa da ansia, sconforto, disillusione o rabbia, come già mi è capitato e come vedo che capita spesso alle mie colleghe e ai miei colleghi, anche a chi ha anni di esperienza.

Se sarò ben informata sulle diagnosi psicologico-cliniche per poter riconoscere i sintomi dei “comportamenti problema”, se saprò compilare griglie di osservazione e valutazione, se imposterò la mia didattica sull’uso delle nuove tecnologie, sarò un’insegnante efficiente. Ma sarò in grado di produrre e trovare senso, motivazione, interesse e desiderio?

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